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Spettacolo 4 min di lettura10 ott

Levante, il vero nemico dell’amore: «Era la paura di perderlo

Nel nuovo album in uscita il 9 ottobre la cantautrice trasforma i fallimenti sentimentali in un percorso di consapevolezza, tra il ricordo del padre e la voce della figlia Alma.

Per Levante il problema non era capire che cosa fosse l’amore, ma scoprire perché tante volte lo abbia fatto finire prima ancora che potesse ferirla. È da questa domanda personale che nasce il nuovo album “Dell’amore il fallimento e altri passi di danza”, disponibile dal 9 ottobre e definito dall’artista il lavoro più risolutivo della sua carriera.

Il disco attraversa relazioni interrotte, occasioni mai diventate storie e paure rimaste a lungo senza nome. Nel percorso della cantautrice c’è anche un legame familiare decisivo: la perdita del padre, avvenuta quando aveva nove anni, ha influenzato il suo modo di riconoscere, accettare e vivere l’amore.


La paura dietro ogni addio

Avvicinandosi ai 40 anni, Levante ha iniziato a interrogarsi sul significato dell’amore, cercando risposte nella filosofia, nella psicologia e nella saggistica. Nessuna lettura, però, è riuscita a offrirle una definizione definitiva: da qui la scelta di smettere di rincorrere una spiegazione teorica e di concentrarsi sull’esperienza concreta.

La domanda successiva è diventata il punto di partenza del disco: quali meccanismi portano a distruggere un sentimento? Il brano “Dell’amore il fallimento” apre proprio questa ricerca, mentre “Abissale”, collocato in chiusura, ne rappresenta l’approdo. Durante la scrittura, un episodio privato particolarmente intenso ha spinto la cantautrice a tornare alla propria infanzia e al rapporto con l’assenza paterna.

In quella canzone Levante immagina che sia il padre a consegnarle la risposta: «Non devi uccidere l’amore, l’amore non lo devi meritare, lo puoi avere senza farti spaventare, senza che ti faccia male». La consapevolezza maturata è netta: molte relazioni sono state sabot ate per il timore di viverle fino in fondo o di perderle in seguito. Anticipare l’abbandono, in questo modo, diventava una forma di protezione.


Un album nato per curarsi

La musica, racconta Levante, è stata spesso uno strumento utilizzato prima di tutto per mettere ordine dentro di sé. Anche questo lavoro ha avuto una funzione terapeutica personale, ma la cantautrice sottolinea con ironia che il risultato è riuscito poi a parlare anche ad altri.

“Abissale” è per lei la chiave di lettura dell’intero progetto: il brano riassume tutte quelle situazioni in cui ha accelerato verso la fine senza ascoltare i segnali che invitavano a rallentare. Il disco viene descritto con tre aggettivi: intenso, divertente e necessario.


Alma entra nella storia

La voce della figlia Alma compare in una traccia nata quasi per caso. Durante quattro mesi trascorsi nel laboratorio di Levante, mentre la nuova casa era interessata da lavori di ristrutturazione, le due hanno inventato giochi e passatempi per riempire le serate.

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Un giorno Alma ha chiesto alla madre di creare una canzone. Levante si è messa alla tastiera, ma la bambina ha scelto di parlare invece di cantare, pronunciando parole che l’artista ha collegato alle storie mai cominciate. «Mamma, inventiamoci una canzone», le aveva detto prima di dare forma a quel momento, registrato anche in video.

Per Levante, i rapporti rimasti soltanto nell’immaginazione possono diventare eterni proprio perché lasciano aperta la domanda su ciò che sarebbe potuto accadere. La traccia dedicata ad Alma divide idealmente la scaletta in due e aggiunge al disco una dimensione familiare, oltre a quella sentimentale.


Dall’arancione alla coralità

Il titolo richiama l’idea che la vita sia una danza continua, nella quale ciascuno si muove seguendo la musica che arriva. L’ispirazione viene anche da “Passavamo sulla terra leggeri” di Sergio Atzeni, libro in cui i sardi sono associati all’immagine di danzatori delle stelle. In “Ruggine”, invece, la cantante sceglie di dare spazio anche a una prospettiva maschile, come controparte dell’energia femminile.

L’arancione è il colore dominante del progetto perché richiama da una parte il giubbotto salvagente e dall’altra il tramonto, quando il giorno si avvia alla conclusione. La tonalità diventa così legata sia alla possibilità di salvarsi sia alla fine di una storia.

Anche la copertina segue questa direzione: Levante non è raffigurata da sola, ma circondata da persone importanti nella sua vita privata e professionale. Compaiono la madre, il compagno Pietro Palumbo, i produttori e il manager. L’immagine, ispirata a “La libertà che guida il popolo”, vuole rappresentare un movimento collettivo verso qualcosa di positivo e ribadire che l’amore non può essere ridotto a una sola persona.


Il pubblico dentro l’immagine

La dimensione condivisa del disco prosegue negli appuntamenti dal vivo. Dopo il concerto di Roma del 7 settembre, i fan avranno la possibilità di ricreare insieme alla cantautrice la scena della copertina nelle date milanesi del 17 e del 22 novembre.

Per Levante il rapporto diretto con chi ascolta è essenziale. Ridurre la distanza tra palco e platea significa accogliere i racconti del pubblico e confrontarsi con pensieri che, talvolta, riescono a sorprendere persino lei. In parallelo all’uscita dell’album è previsto anche un tour instore nelle principali città italiane.

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