Maurizio Lastrico: «Il pubblico mi fa paura, ogni volta
Tra palcoscenico, televisione e terapia, l’attore racconta il rigore con cui affronta il lavoro e il percorso che lo ha portato ad accettare fragilità e lati scomodi.
Salire sul palco continua a fare paura a Maurizio Lastrico, anche dopo anni di teatro, televisione e cinema. L’attore affronta ogni esibizione preparandosi in modo quasi maniacale, ma sa che lo studio non basta: durante lo spettacolo bisogna anche restare disponibili all’imprevisto e alle reazioni della sala.
«Mi fa paurissima il pubblico, mi fa paurissima tutte le volte salire in scena e mettermi in discussione», ha raccontato. La formazione accademica gli permette di provare e correggere ogni dettaglio, fino all’ultima virgola; poi, però, occorre lasciare spazio a ciò che accade davanti agli spettatori, compreso l’errore.
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Il successo non basta mai
Lastrico è altrettanto severo quando valuta sé stesso. Un collega, di recente, gli ha ricordato di guardare anche ai risultati ottenuti, ma l’attore ha spiegato che la sua educazione ligure gli ha insegnato a considerare i successi più come pericoli evitati che come traguardi capaci di rassicurarlo.
«Io sono comico in output, più che in input», ha detto per descrivere il proprio rapporto con l’ironia. Vorrebbe imparare a godersi maggiormente ciò che ha costruito, senza trasformare ogni conquista in un nuovo motivo di inquietudine.
Una carriera sempre in movimento
In queste settimane l’attore è impegnato su più fronti: sta preparando lo spettacolo teatrale Sul Lastrico, accompagna l’uscita della nuova stagione di Maschi Veri e lavora alle puntate speciali realizzate per i 30 anni di Zelig. Il suo percorso, iniziato al Teatro Stabile di Genova, lo ha portato nel tempo a cinema e televisione.
A Zelig è arrivato circa 18 anni fa e oggi Ale e Franz lo hanno definito un “comico di razza”. Per Lastrico, tuttavia, questo mestiere non consente di adagiarsi: alternare il set al palcoscenico serve proprio a continuare a mettersi alla prova, soprattutto quando la scrittura non funziona subito.
La comicità chiede più lavoro
Secondo l’attore, il mondo della comicità oggi procede a un ritmo molto più rapido rispetto al passato. A questo si aggiunge la concorrenza dei social, che ha moltiplicato le occasioni e reso più difficile arrivare a un risultato davvero efficace.
Lastrico continua comunque a difendere il lavoro di ricerca e la scrittura, anche nei momenti di maggiore fatica. Le prove, ha spiegato, possono essere frustranti perché costringono a riconoscere ciò che non funziona, ma proprio da quella difficoltà può nascere qualcosa di valido.
Oltre l’immagine del comico
Il rapporto diretto con il pubblico resta per lui il cuore del mestiere: una storia arriva immediatamente alle persone e permette di capire ciò che funziona, condividendo emozioni e reazioni. È una ricompensa che, a suo giudizio, ripaga i sacrifici affrontati nel percorso professionale.
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Allo stesso tempo, Lastrico rivendica la possibilità di non essere identificato soltanto con i personaggi comici. In Tutto può succedere interpretava un uomo tossicodipendente e ubriaco, una scelta che aveva lasciato perplessa sua madre; anche la sua agente, in un’altra occasione, aveva esitato davanti a un ruolo particolarmente negativo.
Comico e dramma possono convivere
La distinzione tra comicità e dramma, nella sua esperienza, è meno netta di quanto sembri. Gli insegnamenti ricevuti al Teatro Stabile di Genova lo hanno portato a cercare in entrambi i registri concretezza e umanità, concentrandosi sulla complessità dei personaggi e sui legami che li definiscono.
Per questo, nei suoi progetti, prova a tenere insieme aspirazioni, sentimenti e contraddizioni. Anche i personaggi comici, sostiene, possono esprimere fragilità e debolezze; anzi, è proprio questa completezza a renderli più profondi.
I modelli maschili da superare
Nel suo ultimo monologo a Zelig, Lastrico ha affrontato il tema dei modelli maschili ricevuti durante l’infanzia. Ha ricordato di essere stato attratto soprattutto dalle persone capaci di farlo ridere, ma ha anche descritto l’ambiente in cui è cresciuto come segnato da razzismo, omofobia e incapacità di accettare tenerezza e vulnerabilità.
Un ruolo importante, nella sua formazione, lo hanno avuto gli educatori incontrati in una cooperativa. Quelle figure, insieme ad altri modelli affettivi conosciuti nel tempo, gli hanno mostrato modalità di relazione diverse da quelle di alcuni parenti che tendevano invece a reprimere la sua sensibilità e la sua inclinazione artistica.
La terapia e una nuova consapevolezza
L’ingresso al Teatro Stabile di Genova ha rappresentato un ulteriore passaggio decisivo: lì veniva incoraggiata l’originalità e non era necessario nascondere le proprie fragilità. Da adulto, Lastrico dice di poter contare anche su amici storici protettivi e su una compagna capace di accoglierlo.
A lasciarsi alle spalle il modello di mascolinità che aveva conosciuto hanno contribuito la terapia, gli educatori, le nuove relazioni e una costante disponibilità a mettersi in discussione. L’attore ammette però di essersi preoccupato spesso più di non apparire una persona diversa da quella che voleva essere che di concentrarsi davvero sulla propria crescita.
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