Settembre e la paura del tempo che corre: «Ci stiamo lavorando
A 25 anni, dopo il successo di Sanremo Giovani, Andrea Settembre guarda alla musica, agli affetti e a un futuro che immagina anche dietro la macchina da presa.
«Ci stiamo lavorando». È la risposta di Settembre, nome d’arte di Andrea Settembre, quando gli viene chiesto se oggi si senta finalmente sereno. A 25 anni il cantante napoletano sta attraversando una fase di crescita personale e artistica, senza fingere di avere già trovato un equilibrio definitivo.
Il futuro, però, lo attrae ancora. Nella sua idea di domani ci sono la musica, nuovi palchi da raggiungere e il desiderio di sentirsi soddisfatto del percorso compiuto. Accanto al canto potrebbe trovare spazio anche il cinema: ama la regia e ha diretto personalmente il video di “Lentiggini”.
Il tempo corre troppo in fretta
A preoccuparlo non è tanto l’incertezza, quanto la rapidità con cui tutto sembra consumarsi. Settembre osserva che relazioni, esperienze e capacità di concentrarsi hanno ormai una durata più breve, come se venissero attraversate senza il tempo necessario per comprenderle davvero.
La musica, al contrario, continua a offrirgli energia e direzione. È ciò che lo spinge a fissare nuovi traguardi e ad affrontare il futuro con entusiasmo. Tra le possibilità rimaste in sospeso c’è anche una scuola di regia, idea che aveva valutato come alternativa professionale al canto.
Dalla televisione alla maturità
Il rapporto con la musica è nato molto presto. A sei anni faceva già parte di un coro e, durante l’infanzia, cantare era una presenza costante. La scrittura, invece, è arrivata più tardi, verso la fine dell’adolescenza, e si è sviluppata gradualmente insieme alla sua crescita.
La televisione ha rappresentato il primo grande passo. Nel 2012, ancora bambino, partecipò a Io Canto; in seguito arrivò X Factor, dove lavorò con Dargen D’Amico e riuscì a conquistare giudici e pubblico. Nel 2025 ha vinto Sanremo Giovani nella sezione Nuove Proposte con “Vertebre”, brano che gli ha portato anche il Premio Mia Martini e il Premio Enzo Jannacci.
Due canzoni come fotografie
Dopo quei risultati, Settembre si è concentrato soprattutto sulla scrittura e sulla produzione di nuova musica. “Due settimane”, pubblicato il 2 luglio, e “Lentiggini” rappresentano per lui due istantanee emotive: partono da esperienze personali, ma raccolgono anche pensieri, racconti e sensazioni maturati osservando gli altri.
Il cantante spiega di lasciarsi influenzare dalle conversazioni con amici e musicisti. Non pretende che chi lo ascolta si riconosca completamente nei suoi testi; preferisce trasformare in canzone ciò che lo fa riflettere, compreso quello che apprende mettendosi nei panni delle persone che incontra.
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Affetti, ferite e protezioni
Nel repertorio recente trovano posto anche i rapporti difficili. Il tema delle relazioni dannose, secondo Settembre, non riguarda soltanto le coppie: può coinvolgere le amicizie e la famiglia, e quasi tutti possono riconoscere di averne vissuta almeno una. Nei suoi brani confluiscono dunque esperienze dirette e storie ascoltate dagli altri.
Le relazioni più importanti della sua vita hanno avuto un andamento alterno. L’artista racconta di viverle con grande intensità e di concedersi molto, una disposizione che in passato lo ha esposto a delusioni. Con il tempo non ha scelto di dare meno, ma di imparare a difendersi, forse persino più del necessario.
Andrea oltre il nome d’arte
A proteggerlo ci sono innanzitutto i genitori e il fratello, che considera il centro della sua vita. Poi vengono gli amici conosciuti alle elementari: sono pochi, ma il legame è rimasto intatto negli anni e ha accompagnato anche i momenti più delicati della sua carriera.
Quando cominciò a comparire in televisione, per loro restava semplicemente il compagno di scuola di sempre. Ancora oggi, ha raccontato, lo sostengono senza trattarlo come una celebrità: per la famiglia e per gli amici storici è Andrea, Andrew o Andri, non soltanto Settembre.
Un sogno scelto da bambino
L’ingresso precoce nel mondo dello spettacolo non è stato vissuto come un’imposizione. Era un desiderio preciso, tanto che da bambino scriveva a Babbo Natale per chiedere di poter cantare in programmi come Ti lascio una canzone e Io Canto. I genitori lo hanno aiutato a vivere quelle occasioni con leggerezza, come un gioco capace di realizzare il sogno di esibirsi davanti alla televisione.
Guardando indietro, Settembre non cambierebbe quella scelta. Oggi sente di essere più consapevole del proprio posto nel mondo e questa maturazione si riflette anche nel modo in cui affronta la musica. Il percorso, però, è ancora aperto: la serenità che cerca non è un punto già raggiunto, ma un lavoro quotidiano.
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