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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Chiara Saraceno: ai giovani servono ragioni per il futuro

La sociologa collega proteste, precarietà e disuguaglianze e chiede risposte su scuola, casa, lavoro e welfare

Chiara Saraceno chiede di affrontare le cause del disagio giovanile emerso nelle proteste delle ultime settimane.

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Famiglie e proteste giovanili

Secondo la sociologa, la mobilitazione può diventare un’occasione se le richieste sulla casa e quelle sulla scuola convergono in una lettura comune. «È positivo che non ci sia chi manifesta soltanto per la casa e chi soltanto per la scuola, ma che emerga una visione d’insieme, intersezionale», ha osservato.

Il malessere riguarda anche nuclei familiari che non riescono a sostenere i figli negli studi o a garantire loro prospettive solide. Saraceno invita a trasformare l’ansia dei genitori in una responsabilità condivisa, che coinvolga istituti scolastici, servizi, quartieri e reti educative, senza attribuire alle famiglie l’intero peso del disagio.


Casa, studio e lavoro

Il costo degli alloggi pesa da tempo sugli studenti fuorisede. I fondi del PNRR destinati agli studentati hanno prodotto strutture ancora insufficienti e affidate ai privati; a Torino, una stanza può arrivare a 700 euro mensili. «Andare all’università sta diventando una cosa da ricchi», ha detto Saraceno, collegando l’accesso alla formazione alle condizioni economiche di partenza.

Anche il possesso di una laurea non assicura stabilità. Le imprese italiane lamentano la carenza di competenze, ma spesso non riconoscono adeguatamente i giovani qualificati, che trovano maggiore valorizzazione all’estero. La sociologa critica inoltre un modello produttivo fondato su paghe ridotte e occupazione fragile, citando il caporalato nelle vigne delle Langhe e del Roero e la protesta del 24 ottobre, alla quale ha partecipato il vescovo di Alba Marco Brunetti.

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Esclusione e risposte pubbliche

Saraceno distingue la condanna degli episodi violenti dalla necessità di capire perché tanti ragazzi arrivino a esprimere rabbia. Le manifestazioni hanno coinvolto persone pacifiche e gruppi con richieste articolate su istruzione, università e prospettive future. «La violenza ha le sue cause, anche se non ha giustificazioni», ha spiegato, chiedendo di non ridurre tutto all’ipotesi della manipolazione.

Nelle piazze erano presenti anche giovani provenienti dalle cosiddette periferie sociali, non soltanto geografiche. Alcuni si sentono esclusi dai consumi, dalle opportunità e dalla possibilità di proseguire gli studi; per questo, secondo la sociologa, non basta separarli o contenerli senza ascoltarli. Alle forze dell’ordine spetta proteggere i manifestanti pacifici, evitando di trattare l’intera folla come potenzialmente violenta.

Il problema riguarda infine le scelte pubbliche. La spesa italiana favorisce soprattutto le generazioni anziane, mentre sui giovani grava un debito elevato e il sistema previdenziale dipende dai contributi di chi lavora. Saraceno ritiene insufficienti anche gli interventi del PNRR sulle disuguaglianze: non tutte le scuole sono state messe a norma, nonostante le risorse disponibili.

L’Italia registra una natalità bassa e una carenza di lavoratori, compresi quelli qualificati, ma continua a trattare male i giovani presenti. La sociologa parlerà di questi temi a Women and the City, festival previsto a Torino dal 6 al 18 novembre, sostenendo che inclusione e coesione sociale servono anche alla sicurezza e alla capacità del Paese di trattenere chi studia e si forma.

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