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Lifestyle 4 min di lettura1 ora fa

Cecilia Zandalasini conquista la Wnba con Golden State

Nelle sette presenze della stagione americana ha segnato 8,5 punti di media; il primo anello arrivò nel 2017

Cecilia Zandalasini ha conquistato il secondo titolo Wnba della carriera. Dopo il successo del 2017 con le Minnesota Lynx, la cestista italiana ha festeggiato con le Golden State Valkyries, contribuendo con 8,5 punti di media nelle 7 partite disputate.

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Il rapporto con il basket

La giocatrice ha raccontato di non avere mai pensato a un percorso alternativo rispetto alla pallacanestro. Il suo legame con questo sport è iniziato prestissimo: aveva già la palla tra le mani a tre anni.

Per Zandalasini, il talento da solo non basta. Nella sua crescita considera decisivi il lavoro quotidiano e le ore dedicate agli allenamenti, elementi che le hanno permesso di affrontare esperienze sempre più impegnative.

Anche la vita negli Stati Uniti è diventata parte della sua esperienza sportiva. Quando parte per la stagione americana porta con sé la Settimana Enigmistica, una piccola abitudine italiana mantenuta durante i mesi trascorsi oltreoceano.


La vita negli Stati Uniti

Il trasferimento negli Usa modifica ritmi e consuetudini. Zandalasini ha spiegato di iniziare presto la giornata, arrivando in palestra alle 8.30 e restando impegnata fino all’ora di pranzo. Anche la cena arriva prima rispetto alle abitudini italiane, generalmente intorno alle 19.

Il cibo è uno degli aspetti più complicati. La squadra mette a disposizione colazione, pranzo e pasti da portare via, ma per lei non è semplice trovare pasta al pomodoro, pesce leggero e verdure preparate secondo i suoi gusti. A San Francisco la scelta è ampia; in Minnesota, dove ha vissuto per alcuni anni, la qualità delle verdure le sembrava invece deludente.

La distanza incide anche sui rapporti personali. Il fuso orario di nove ore riduce il tempo disponibile per parlare con la famiglia, anche se la giocatrice ha imparato a gestire questa separazione. In alcune stagioni ha potuto contare sulla presenza della compagna, dei fratelli, della madre e di alcune amiche, che l’hanno raggiunta negli Stati Uniti.

«Penso di avere qualcosa di bello nella mia storia da poter raccontare», aveva detto parlando del rapporto con i tifosi e dell’uso dei social. Zandalasini non si considera particolarmente esposta, ma utilizza queste piattaforme per mostrare cosa significhi vivere e giocare nella Wnba.


L’esperienza nella Wnba

Il debutto americano risale al 2017, quando aveva 21 anni ed era stata chiamata dopo gli Europei. Quella prima esperienza era stata vissuta soprattutto come un sogno; nelle stagioni successive ha affrontato il campionato con maggiore consapevolezza, concentrandosi sui compiti da svolgere e sul modo per conquistare spazio in campo.

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La Wnba le piace per il livello tecnico e per le richieste continue. Secondo Zandalasini, la mentalità statunitense spinge le atlete a migliorarsi a vicenda e a cercare il proprio limite, una spinta che lei ha avvertito meno nel sistema italiano, soprattutto negli sport di squadra.

La lega, nata nel 1996, propone una stagione molto concentrata: 44 partite in circa quattro mesi e mezzo, con trasferte frequenti e un’organizzazione paragonata a quella del campionato maschile. Per la giocatrice si tratta di una macchina articolata, capace di spostare quotidianamente squadre e atlete in tutto il Paese.

Zandalasini non si definisce una pioniera, pur riconoscendo di appartenere alla prima generazione italiana del nuovo ciclo americano. «Non sono stata effettivamente la primissima italiana, ce ne sono state altre», aveva precisato, ricordando però come questa scelta comporti anche una componente di rischio legata ai cambiamenti delle squadre e alle decisioni delle società.


Dalla California alla Nazionale

L’intervista era stata raccolta all’inizio della sua esperienza con Golden State, prima del Mondiale disputato dall’Italia. Zandalasini era arrivata per ultima al raduno azzurro dopo la stagione californiana, portando in nazionale il bagaglio maturato negli anni trascorsi nella lega statunitense.

L’Italia femminile era tornata alla rassegna iridata dopo 32 anni. Il torneo si era disputato a Berlino dal 4 al 13 settembre, con la squadra azzurra inserita in un girone considerato impegnativo dalla cestista.

«Non vedo l'ora di andare a Berlino perché penso che sarà veramente un momento indimenticabile», aveva dichiarato prima della partenza. L’obiettivo indicato era proseguire sulla linea mostrata dalla squadra e dimostrare sul campo di meritare la partecipazione al Mondiale.

Il doppio impegno tra Italia e Stati Uniti ha inciso anche sulla preparazione individuale. Zandalasini ha spiegato di non avere una vera pausa tra una stagione e l’altra: il calendario lascia poco spazio sia al recupero sia al lavoro fisico specifico, particolarmente necessario in una competizione molto intensa e caratterizzata da numerose partite.

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