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Lifestyle 2 min di lettura2 ore fa

Bob Dylan, i concerti non inseguono più la sua leggenda

Dopo Milano e Roma, il cantautore suonerà a Bologna il 7 novembre tra arrangiamenti insoliti e poche concessioni al pubblico

Bob Dylan ha riportato in Italia il suo particolare modo di intendere i concerti: dopo le tappe di Milano e Roma, il cantautore si esibirà a Bologna il 7 novembre.

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La qualità cambia da sera a sera

A 85 anni, Dylan continua a esibirsi dal vivo dal 1988, senza aver interrotto una lunga attività che comprende anche altri progetti. Una continuità simile non garantisce risultati identici: alcune serate possono essere riuscite, altre meno convincenti.

Nel 2026 la voce ha retto, pur mostrando qualche cedimento dopo circa un’ora e mezza, mentre la band ha confermato una buona intesa passando dal blues al folk-rock e allo swing. Il rendimento musicale è quindi l’unico aspetto su cui il pubblico può formulare una valutazione concreta: nel corso degli anni ci sono state formazioni meno efficaci e periodi in cui Dylan era apparso fuori forma.


Un concerto lontano dalle attese

Le altre contestazioni riguardano soprattutto il modo in cui l’artista si presenta. Dylan parla poco o nulla, spesso evita i saluti, non propone necessariamente i brani più conosciuti e rielabora anche quelli meno celebri, rendendoli difficili da riconoscere. Mancano inoltre i bis, gli schermi giganti e una scenografia elaborata; il palco è ridotto a pochi elementi luminosi e l’atmosfera ricorda quella di un piccolo locale.

Anche il cappuccio, il pianoforte al posto della chitarra e il divieto di usare gli smartphone fanno parte della stessa scelta. Non si tratta soltanto di sottrarsi alla tecnologia, ma di respingere i rituali che spesso accompagnano gli spettacoli: fotografare, documentare ogni momento e ottenere dal protagonista ciò che ci si aspetta.

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La lunga distanza dall’icona

Dylan è diventato una figura leggendaria più di sessant’anni fa, ma non ha scelto di trasformare quella reputazione in una formula rassicurante. Al contrario, continua a mettere in discussione l’immagine costruita intorno a lui, anche quando questo significa rinunciare ai brani che il pubblico vorrebbe cantare insieme a lui.

La sua carriera è segnata da scelte di questo tipo. Nel 1965, a Newport, l’ingresso con la chitarra elettrica aveva spiazzato i sostenitori del folk tradizionale. Cinquant’anni dopo, nel 2015, ha pubblicato Shadows in the Night, raccolta di brani associati a Frank Sinatra: un altro esempio della distanza tra le aspettative e la direzione presa dall’artista.


La vecchiaia senza celebrazione

Il punto non è considerare Dylan infallibile. Un concerto può funzionare meglio di un altro, così come una scaletta o un disco possono lasciare soddisfatti oppure deludere. La valutazione sul risultato resta legittima, mentre l’accusa di non rispettare il pubblico ignora una parte decisiva del suo percorso.

I suoi spettacoli non servono a conservare intatta la figura della rockstar, ma a mostrarla con limiti, stanchezza e imprevedibilità. A questa età Dylan continua a salire sul palco senza trasformare ogni esibizione in un evento spettacolare o in una celebrazione personale: propone semplicemente un concerto, con tutti i rischi del caso.

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