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Lifestyle 2 min di lettura1 ora fa

Barbara Berlusconi, cinque figli e una scelta netta: «La sera resto a casa

A Parigi per Schiaparelli, racconta la maternità, l’equilibrio tra famiglia e lavoro e la necessità di accompagnare i ragazzi nell’uso delle reti sociali.

La parentesi parigina alla sfilata di Schiaparelli ha riportato Barbara Berlusconi sotto i riflettori della moda, ma il centro della sua vita resta oggi la famiglia. La dirigente, madre di cinque figli, ha raccontato quanto la maternità abbia modificato le sue abitudini e il suo modo di guardare all’educazione.

Con Alessandro, nato nel 2007, ed Edoardo, nato nel 2009, avuti da Giorgio Valaguzza, e con Leone, Francesco Amos ed Ettore Quinto, nati rispettivamente nel 2016, 2018 e 2021 dalla relazione con Lorenzo Guerrieri, Barbara ha scelto di ridimensionare soprattutto la vita mondana. «La scelta naturale è stata quella di ridurre moltissimo la vita sociale», aveva spiegato parlando del proprio equilibrio tra lavoro e interessi personali.


Una maternità costruita sull’equilibrio

La sua quotidianità comprende l’accompagnamento dei figli a scuola, il sostegno nelle attività e il momento della sera, quando è lei a occuparsi di metterli a letto. Per riuscire a mantenere questo ruolo senza abbandonare del tutto il lavoro, ha rinunciato quasi completamente alle uscite serali.

Il percorso non è stato sempre lineare. Dopo l’addio al Milan, Barbara ha avuto due bambini nell’arco di quindici mesi e per un periodo ha sospeso l’attività professionale. Ritrovarsi a casa con quattro figli, dopo anni caratterizzati da giornate molto intense, le è apparso come un cambiamento brusco: desiderava una famiglia, ma non pensava sarebbe diventata così numerosa. A chi la definisce coraggiosa risponde di essere stata, piuttosto, incosciente.


Tecnologia, servono regole adulte

L’esperienza personale si intreccia con il lavoro della Fondazione Barbara Berlusconi, nata nella primavera del 2025 e dedicata a educazione, infanzia e adolescenza. Tra i temi affrontati c’è l’impatto degli strumenti digitali sui più giovani, con l’obiettivo di promuovere un rapporto consapevole con la tecnologia.

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Barbara è cresciuta in un ambiente dove televisione e contenuti erano sottoposti a limiti precisi. I genitori decidevano quali film potessero vedere e non lasciavano il televisore acceso senza motivo; inoltre, durante gli studi in una scuola steineriana, ha sperimentato un contesto in cui la tecnologia era esclusa. La sua posizione attuale, tuttavia, non è di rifiuto: «Non è lo strumento tecnologico ad essere sotto accusa, è come lo si utilizza».


Adolescenti mai lasciati soli

La preoccupazione principale riguarda l’uso senza misura delle reti sociali da parte degli adolescenti. Secondo Barbara, la connessione continua e i meccanismi progettati per trattenere l’attenzione possono trasformare il rapporto con questi strumenti in un rischio, soprattutto quando manca la supervisione degli adulti.

Per questo considera necessario accompagnare i ragazzi e stabilire tempi di utilizzo, invece di affidare loro una libertà priva di controllo. La Fondazione nasce anche da questa convinzione: l’educazione dei bambini e degli adolescenti contribuirà a definire la società futura, un principio che Barbara considera centrale nel proprio impegno.

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