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Lifestyle 3 min di lettura5 ore fa

Animali in famiglia, ma senza tutele: cosa manca ancora in Italia

Tra permessi di lavoro, costi veterinari e nuove norme, il rapporto con cani e gatti chiede diritti più concreti fuori dalle mura domestiche.

In più della metà delle abitazioni italiane vive almeno un animale, ma quando servono cure, tempo o assistenza le garanzie restano incomplete. Il riconoscimento sociale di cani e gatti come membri della famiglia è ormai diffuso; quello giuridico e lavorativo procede invece a passi molto più lenti.

Il nodo più evidente riguarda ancora i permessi legati alla loro salute. A distanza di nove anni dal primo caso affrontato a Roma, ottenere un’assenza per accompagnare il proprio animale dal veterinario dipende spesso dalla documentazione disponibile, dalle regole aziendali e dalla disponibilità del datore di lavoro.


Il lavoro non riconosce ancora la cura

Nel 2025 Alleanza Verdi e Sinistra ha depositato alla Camera una proposta per introdurre tutele specifiche. Il testo prevede tre giorni di permesso retribuito in caso di morte di un cane o di un gatto e otto ore annuali per assistere un animale malato.

Oggi, invece, non esiste un congedo costruito appositamente per queste situazioni. L’assenza può essere richiesta per gravi motivi familiari, accompagnandola con una certificazione medico-veterinaria, ma l’approvazione non è automatica e resta affidata all’azienda.

Anche gli ambienti di lavoro stanno cambiando, seppure senza un quadro uniforme. Google consente da tempo ai dipendenti di portare i cani in sede, mentre Mars Italia e Bonprix hanno adottato soluzioni simili come strumenti di benessere organizzativo.

La presenza dell’animale viene così considerata da alcuni dirigenti un possibile aiuto contro lo stress e un fattore capace di migliorare i rapporti tra colleghi. Non si tratta più soltanto di un vantaggio accessorio, ma del riconoscimento di un legame che incide sull’equilibrio quotidiano.


Le cure pesano sui bilanci familiari

Il problema non riguarda soltanto il tempo da trovare. Le spese veterinarie possono diventare insostenibili e, secondo l’Enpa, sulla base dei dati del Rapporto Italia 2026 di Eurispes, una persona su cinque ha rinunciato a curare il proprio animale per ragioni economiche.

Il sostegno fiscale oggi disponibile resta limitato. Nel modello 730 è prevista una detrazione del 19% sulle spese veterinarie, ma il limite massimo stabilito fa sì che il beneficio concreto non superi gli 80 euro all’anno.

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Per le associazioni, questa cifra non è sufficiente a sostenere famiglie alle prese con interventi, terapie o malattie improvvise. Il costo delle cure diventa quindi un altro punto in cui l’importanza affettiva dell’animale non trova ancora una risposta adeguata nelle politiche pubbliche.


Dalla casa alla Costituzione

Un passaggio decisivo era arrivato nel 2017, quando una lavoratrice romana chiese due giorni di permesso dopo che il suo cane aveva avuto bisogno di un’operazione urgente. L’università inizialmente respinse la domanda, ma il sostegno della Lav portò al riconoscimento dell’assenza.

La vicenda è diventata un riferimento per casi analoghi, purché accompagnati dalle necessarie attestazioni medico-veterinarie. In quella circostanza fu sostenuto che lasciare un animale privo delle cure indispensabili potesse avere anche rilievo penale.

La svolta istituzionale è arrivata nel 2022, quando la Costituzione ha inserito la tutela degli animali accanto a quella del paesaggio e dell’ambiente. Nel 2025, inoltre, il codice penale ha abbandonato la formula riferita al sentimento per gli animali, concentrandosi direttamente sui reati commessi contro di loro.

Nel frattempo è diventato vietato tenere cani e gatti alla catena. Da oltre dieci anni, inoltre, i regolamenti condominiali non possono impedire a una famiglia di accogliere un animale nella propria abitazione.


Una ricorrenza, diritti ancora incompleti

Il 4 ottobre, Giornata mondiale degli animali, richiama proprio la distanza tra la vita domestica e quella negli spazi pubblici. Per molte persone cani e gatti orientano le scelte di viaggio, modificano le abitudini e rappresentano una presenza affettiva centrale; fuori casa, però, il loro ruolo non produce ancora tutele proporzionate.

La questione dei permessi resta così affidata a singole vertenze, accordi aziendali e sensibilità individuali. Mentre il Parlamento attende di definire una disciplina organica, il rapporto tra persone e animali continua a essere riconosciuto nella pratica molto più velocemente di quanto accada nelle norme.

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