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Food 1 min di lettura8 ore fa

Vino italiano, il digitale resta indietro: quasi metà cantine ignora l’IA

Il rapporto di Teha Group evidenzia il divario tra aziende vitivinicole e consumatori, mentre le nuove generazioni possono accelerare il cambiamento.

Il settore vinicolo italiano mostra una distanza sempre più evidente tra le abitudini dei consumatori e il livello di innovazione delle cantine. Secondo il rapporto di Teha Group, quasi una realtà su due non utilizza ancora l’intelligenza artificiale.

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Cantine lontane dalla svolta tecnologica

La fotografia restituita dallo studio segnala un ritardo nell’adozione degli strumenti digitali da parte delle aziende del vino. L’intelligenza artificiale, in particolare, non è ancora entrata nelle attività di quasi metà delle cantine italiane.

Il dato mette in luce una frattura nel comparto: mentre il pubblico si confronta con tecnologie sempre più presenti nella vita quotidiana, molte imprese vitivinicole non sembrano averne ancora fatto un elemento concreto della propria organizzazione.

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I consumatori corrono più delle aziende

Il rapporto sottolinea infatti una differenza tra chi acquista e chi produce vino. I consumatori risultano più abituati all’intelligenza artificiale rispetto alle cantine, creando uno scarto digitale che il settore dovrà affrontare.

A rappresentare una possibile leva per ridurre questa distanza sono soprattutto le giovani generazioni. Il loro rapporto più naturale con le nuove tecnologie alimenta la speranza che possano favorire un’accelerazione dell’innovazione nel mondo vinicolo italiano.

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