Vino, il minimo storico è globale: l’Italia perde il 9,4%
Nel 2025 il consumo mondiale è sceso a 208 milioni di ettolitri, un livello che non si vedeva dal 1957, mentre l’Italia arretra fino a 20,2 milioni.
Il dato più sorprendente non riguarda soltanto l’Italia: nel 2025 il pianeta ha bevuto meno vino di quanto accadesse da quasi settant’anni. Il consumo complessivo si è fermato a 208 milioni di ettolitri, appena 500mila in meno rispetto all’anno precedente, ma abbastanza per riportare il mercato ai livelli del 1957, quando la popolazione mondiale era circa un terzo di quella attuale.
La fotografia emerge da un’analisi dell’American Association of Wine Economists, costruita sui dati dell’Organizzazione internazionale della vigna e del vino e articolata per singolo Paese. Il quadro descrive una contrazione ampia, con poche eccezioni capaci di compensare solo in parte le perdite.
L’Italia perde quasi due milioni di ettolitri
Il nostro Paese rimane il terzo maggiore consumatore mondiale, ma il confronto annuale è particolarmente pesante. Tra il 2024 e il 2025 l’Italia è passata da 22,3 a 20,2 milioni di ettolitri, con una riduzione del 9,4%.
Il calo assume un peso ancora maggiore se confrontato con la produzione nazionale. Nel 2025 l’Italia ha raccolto 47,4 milioni di ettolitri, confermandosi prima al mondo e mantenendo un margine ampio sulla Francia. I quasi due milioni di ettolitri non consumati, secondo il quadro riportato, non risultano semplicemente trasferiti verso birra, cocktail o bevande analcoliche: il vino, in quella quota, non è stato bevuto.
Salute e analcolici non spiegano tutto
La maggiore attenzione ai rischi dell’alcol può avere inciso sulle abitudini, ma non sembra sufficiente a spiegare da sola la portata della flessione. Anche la crescita delle bevande senza o a ridotto contenuto alcolico appare ancora troppo limitata per rappresentare il principale punto di approdo dei consumi perduti, con la parziale eccezione della birra analcolica.
A pesare possono essere anche condizioni economiche e cambiamenti sociali. Il vino si trova infatti a competere con una maggiore prudenza nella spesa e con abitudini diverse, soprattutto tra le generazioni più giovani. Il risultato è una riduzione della domanda che non coincide necessariamente con la scelta di un’altra bevanda.
La Cina ha cambiato direzione
Tra i casi più evidenti c’è la Cina. All’inizio degli anni Duemila il Paese sembrava destinato a diventare uno dei grandi motori del settore: molti terreni furono trasformati in vigneti e diversi gruppi internazionali investirono sul mercato locale. La produzione raggiunse il suo massimo nel 2012, con 16 milioni di ettolitri, mentre i consumi toccarono il record di 19 milioni nel 2017.
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Da allora la tendenza si è invertita. La campagna anticorruzione promossa da Xi Jinping ha colpito anche il vino rosso di fascia alta, spesso associato a regali costosi, ostentazione e rapporti d’affari poco trasparenti. Le limitazioni all’alcol nei banchetti ufficiali e il minore interesse dei giovani hanno contribuito a rafforzare il ridimensionamento.
Nel 2025 la Cina ha consumato 4,8 milioni di ettolitri: rispetto al picco di meno di dieci anni fa, la diminuzione è del 75%. Anche la produzione interna si è ridotta di oltre l’83% dal proprio massimo storico, confermando la profondità della frenata.
Il Brasile va in controtendenza
Il principale segnale positivo arriva dal Brasile, dove il consumo è cresciuto del 41,9% in un anno. Il volume è salito dai 3,1 milioni di ettolitri del 2024 ai 4,4 milioni del 2025, in una traiettoria di interesse crescente per il vino osservata dopo la pandemia di COVID-19.
Il mercato brasiliano dipende però in larga misura dalle importazioni. Nel 2025 il Paese ha prodotto 2,8 milioni di ettolitri, meno di quanto abbia consumato: una differenza che offre spazio ai fornitori stranieri, tra cui il Cile. Anche l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur potrebbe favorire gli scambi futuri, creando nuove opportunità per le esportazioni italiane.
Nel complesso, i numeri non indicano una semplice sostituzione del vino con altri alcolici o con prodotti senza alcol. La contrazione appare legata a una combinazione di fattori economici e sociali, mentre i mercati in crescita non bastano ancora a riequilibrare il bilancio globale. Il mondo continua dunque a produrre molto vino, ma nel 2025 ne ha consumato una quantità che non si vedeva dal 1957.
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