Vini del Salento, la sorpresa è nel tempo: cosa raccontano le verticali
A Masseria Borgo dei Trulli, tra alberelli storici e suoli sullo Ionio, due giorni hanno messo in luce l’identità mediterranea e la longevità dei vini pugliesi.
Il carattere dei vini salentini non si esaurisce nelle note calde e nella ricchezza del frutto. Le degustazioni organizzate a Masseria Borgo dei Trulli hanno mostrato anche la loro capacità di cambiare con gli anni, mantenendo equilibrio, freschezza e riconoscibilità.
L’esperienza, sviluppata nell’arco di due giorni, ha riunito un gruppo di giornalisti negli spazi dell’azienda di Maruggio. Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, ha accompagnato il percorso tra vigne, cantina e tavola, mettendo a confronto territori, vitigni e diverse vendemmie.
Le vecchie vigne sfidano il tempo
Il momento più articolato è stato dedicato ai rossi, con dodici assaggi costruiti intorno alle annate e alle interpretazioni dei principali vitigni salentini. Sono state proposte quattro versioni di Primitivo di Manduria Mirea, tre di Primitivo di Manduria Roselle, quattro annate di Negroamaro Liala e, in chiusura, il Primitivo di Manduria Dolce Naturale Signor P.
Per Mirea e Liala il confronto ha incluso le vendemmie 2024, 2022, 2020 e 2018. Il Negroamaro nasce da piante ad alberello con più di sessant’anni di età: rese contenute e uve concentrate si traducono in un vino materico, ma non pesante, sostenuto da eleganza e scorrevolezza. Roselle appare più agile e diretto, mentre Mirea, prodotto anch’esso da vecchie viti ad alberello, punta su ampiezza, densità e cremosità.
Carrus ha sottolineato che il confronto non riguardava soltanto l’invecchiamento delle singole etichette, ma anche il comportamento di varietà differenti nelle stesse annate. Secondo il curatore, la tenuta mostrata da Mirea nel tempo è particolarmente significativa per un rosso dalla struttura così ricca e dalla componente alcolica talvolta importante.
Ficheto cambia volto nel bicchiere
Il primo giorno ha avuto come protagonista Ficheto, bianco ottenuto da fiano, malvasia bianca e sauvignon. Quest’ultimo, spesso collegato a zone dal clima più fresco, viene qui letto attraverso condizioni ambientali profondamente diverse: il risultato non cerca di replicare modelli settentrionali, ma costruisce una fisionomia legata al Sud.
La verticale di tre annate ha evidenziato profumi di frutta gialla, agrumi canditi e fiori essiccati, insieme a un sorso pieno, sapido e sostenuto dalla freschezza. «Ficheto non cerca di imitare altri bianchi. È un vino profondamente mediterraneo», ha spiegato Carrus durante la degustazione, rilevando come anche il 2023 conservasse energia e vitalità.
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La lettura del vino parte dal luogo in cui le uve maturano. La Masseria lavora secondo i principi dell’agricoltura biologica e dispone di 55 ettari di vigneto, 16 dei quali coltivati ad alberello. Nel percorso sono rientrate anche le vigne di Duna Mirante, più vicine alla costa, dove i terreni sabbiosi sostituiscono le terre rosse dell’area interna.
Una masseria tra vigne e cucina
Il paesaggio di Maruggio accompagna il racconto con ulivi, filari e trulli saraceni, antiche strutture in pietra a secco utilizzate in passato da chi lavorava nei campi. La costruzione principale, risalente alla fine del Settecento, è stata restaurata e oggi ospita visite e assaggi, offrendo un punto di osservazione diretto sulla storia agricola della zona.
Il legame con la gastronomia è stato approfondito durante due appuntamenti. Ai Trulli Saraceni, Domenico e Massimo Simone del ristorante Conte Cavour di Veglie hanno firmato una cena, mentre la serata finale in Masseria è stata affidata allo chef Angelo Sabatelli. Due approcci distinti hanno accompagnato i vini: da una parte una cucina di ricerca, dall’altra una rilettura della tradizione pugliese.
Chi desidera fermarsi più a lungo può raggiungere Maruggio, con il suo centro storico, oppure Manduria, dove la cultura del Primitivo convive con le tracce dell’antica città messapica. In direzione del mare, Campomarino di Maruggio propone invece spiagge, dune e macchia mediterranea.
La tenuta organizza itinerari guidati con passaggi in cantina, tra i trulli e nei vigneti, completati dalla degustazione delle etichette e di prodotti locali. Il percorso mostra così un Salento che si può comprendere seguendo il filo che unisce suolo, vigna, cucina e bicchiere: un’identità mediterranea capace di restare riconoscibile anche dopo molti anni.
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