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Uganda, dagli scarti arrivano uova, verdure e pesce: la svolta degli insetti

Nei campi per rifugiati le larve trasformano rifiuti organici in mangime e fertilizzante, creando una filiera alimentare adatta a spazi e risorse limitati.

In Uganda, alcune famiglie rifugiate stanno trovando un modo inatteso per ampliare ciò che arriva in tavola: allevare insetti in semplici contenitori di plastica. Le larve delle mosche soldato nere crescono rapidamente, diventano alimento per galline e pesci e producono anche un fertilizzante utile agli orti. Il risultato è una piccola filiera che può fornire verdure, uova, carne di pollo e, in alcuni casi, tilapia.

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Pochissimo spazio per produrre cibo

Il modello si sta sviluppando soprattutto negli insediamenti per rifugiati, dove acqua, terreno e risorse economiche sono limitati. A Kyaka II, nell’ovest dell’Uganda, vivono quasi 140.000 persone, in gran parte arrivate dalla Repubblica Democratica del Congo dopo anni di conflitti e instabilità.

Quando giungono nell’insediamento, alle famiglie viene assegnato un appezzamento di circa 30 per 30 metri, spesso anche più piccolo. Su quello spazio devono costruire la casa e coltivare il necessario per nutrirsi. L’allevamento degli insetti consente invece di sfruttare contenitori sovrapposti, con un consumo d’acqua e una richiesta di superficie inferiori rispetto alle attività zootecniche tradizionali.


Le larve alimentano orti e animali

Le mosche soldato nere, note scientificamente come Hermetia illucens, depongono larve capaci di nutrirsi di materia organica in decomposizione. Gli scarti non sono sempre facili da reperire: in alcuni casi gli allevatori devono acquistarli nei mercati vicini. Una volta cresciute, però, le larve possono essere date alle galline o utilizzate per nutrire piccoli allevamenti di tilapia.

Anche il residuo prodotto dagli insetti ha un impiego concreto. Le loro deiezioni, chiamate frass, possono essere distribuite nell’orto come concime. In questo modo una stessa attività contribuisce a ottenere mangime, fertilizzante e nuove fonti di cibo, riducendo la dipendenza da prodotti costosi o difficili da trovare.


A Kyaka II il progetto coinvolge 500 persone

Nell’insediamento circa 500 abitanti partecipano a 32 gruppi dedicati alla produzione di insetti. Oltre alle mosche soldato vengono allevati grilli e larve della farina, alimenti che in passato facevano parte della dieta contadina ugandese e che oggi sono spesso associati alla povertà, anche per effetto dell’urbanizzazione e della diffusione di abitudini alimentari occidentali.

Non tutte le specie, tuttavia, sono semplici da gestire. Le larve della farina devono essere nutrite con cereali secchi, una risorsa preziosa negli insediamenti e destinata innanzitutto al consumo umano. Per questo le mosche soldato nere, che possono crescere su scarti organici, risultano più adatte alle condizioni locali.

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Scuole e nutrizione guardano agli insetti

L’apporto nutrizionale rappresenta uno dei motivi principali dell’interesse verso questa soluzione. Gli insetti forniscono proteine e minerali importanti soprattutto per i bambini e per le donne in età fertile, categorie che spesso non hanno accesso ad alternative sufficienti.

Il progetto RefIPro, promosso dall’organizzazione danese Raise, sta introducendo l’allevamento anche nelle scuole primarie ugandesi. Secondo i dati riferiti dall’Università di Copenaghen, i bambini che hanno consumato gli insetti allevati direttamente da loro hanno registrato una crescita maggiore in altezza e cambiamenti positivi nella composizione corporea.


Dagli scarti del caffè a nuovi mangimi

L’allevamento non viene considerato soltanto come una fonte diretta di alimento umano, ma come un anello di un sistema più ampio. Il programma internazionale Bugs-Africa coinvolge Uganda, Etiopia e Costa d’Avorio e punta a trasformare residui agricoli in risorse utili per l’alimentazione animale e la fertilizzazione dei campi.

Un esempio arriva dall’impresa sociale Proteen, che utilizza la polpa avanzata dalla lavorazione del caffè per nutrire le larve. Da questo processo ricava proteine per i mangimi e concime da riportare nelle coltivazioni. È un collegamento rilevante per l’economia ugandese: il Paese è il secondo produttore africano di caffè dopo l’Etiopia, il comparto coinvolge circa 1,8 milioni di famiglie e genera 1,5 miliardi di dollari di entrate dalle esportazioni.

Le stime sul settore indicano una crescita rapida: entro il 2030, il mercato degli insetti destinati all’alimentazione umana e animale potrebbe arrivare a 8 miliardi di dollari. Negli insediamenti per rifugiati, però, il valore dell’innovazione si misura soprattutto nella possibilità di ottenere più cibo usando meno terra, acqua e risorse.

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