Olive in Puglia, la protesta arriva sull’A14: raccolta troppo cara
Dal Gargano parte la mobilitazione degli olivicoltori contro prezzi dell’olio in calo e costi agricoli in aumento, con effetti anche sui rifornimenti di carburante.
Lasciare le olive sugli alberi è diventato, per alcuni produttori pugliesi, meno oneroso che raccoglierle. Dal Gargano è partita una protesta legata alla forte riduzione delle quotazioni dell’olio extravergine e alla crescita delle spese necessarie per lavorare nei campi.
La mobilitazione ha raggiunto anche l’A14, dove il blocco ha provocato rallentamenti e ripercussioni sulla distribuzione del carburante. A Carpino, intanto, alcuni frantoi hanno interrotto l’attività, aggiungendo un ulteriore elemento di difficoltà per la filiera.
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Il conto della raccolta non torna
Gli olivicoltori denunciano uno squilibrio sempre più pesante tra i ricavi ottenuti dalla vendita dell’olio e i costi sostenuti durante la stagione. Con le quotazioni dell’extravergine in discesa, la raccolta rischia di non risultare economicamente sostenibile.
Per questo, in alcune aziende, le olive restano ancora sulle piante. La scelta rappresenta la conseguenza diretta della difficoltà di coprire le spese agricole attraverso il prodotto ottenuto.
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Il blocco coinvolge anche i rifornimenti
La protesta non è rimasta confinata alle campagne del Gargano. Il blocco dell’A14 ha generato disagi alla circolazione e ha avuto conseguenze anche sulla disponibilità di carburante, rendendo più complessa la situazione sul territorio.
A Carpino la sospensione dell’attività di alcuni frantoi segnala inoltre le ricadute della crisi sul comparto della trasformazione. La mobilitazione riunisce così due nodi della filiera: il costo della raccolta e la difficoltà di conferire e lavorare le olive.
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