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Food 2 min di lettura1 ora fa

Quando il trasporto si ferma, la pasta rischia: Rummo e Molisana in affanno

Il caro carburante paralizza parte della logistica meridionale: gli stabilimenti lavorano a ritmo ridotto e il governo prepara un nuovo confronto con gli autotrasportatori.

La crisi dei trasporti comincia a entrare nelle fabbriche e non soltanto nei supermercati. Nel Mezzogiorno, il blocco delle consegne ha lasciato senza rifornimenti il pastificio Rummo di Benevento, mentre La Molisana di Campobasso è stata costretta a rallentare sensibilmente la produzione: il nodo del carburante sta mettendo sotto pressione una filiera che dipende ogni giorno da camion, cisterne e materie prime.

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Rummo senza rifornimenti

Per Rummo la situazione è diventata particolarmente delicata. Cosimo Rummo, presidente e amministratore delegato dell’azienda, ha riferito che il mancato arrivo dei mezzi ha esaurito le disponibilità nello stabilimento. Dal lunedì 19 ottobre, infatti, non sono più entrati i carichi necessari per lavorare: senza grano e semola, anche un impianto moderno non può mantenere la produzione.

L’aumento del gasolio, nato come problema degli autotrasportatori, si ripercuote così sulle industrie alimentari. L’azienda beneventana aveva già rivisto al rialzo i compensi riconosciuti ai vettori proprio per tenere conto del carburante più costoso, ma questa misura non è bastata a proteggerla dagli effetti del fermo delle consegne.


La Molisana prende tempo

A Campobasso il lavoro non si è arrestato del tutto, ma il ritmo è calato drasticamente. La Molisana sta utilizzando le scorte accumulate nei magazzini, una risorsa che consente di proseguire ancora per un periodo limitato senza però garantire la continuità dell’attività.

Il margine dipende dalla durata della protesta: se i camion non torneranno a circolare, anche le riserve disponibili finiranno. Difficoltà simili interessano inoltre il pastificio Garofalo di Gragnano, che ha potuto riavviare soltanto una parte delle proprie lavorazioni dopo l’interruzione degli approvvigionamenti.

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La protesta resta aperta

La mobilitazione degli autotrasportatori dura da circa una settimana e interessa alcuni dei principali passaggi della rete logistica meridionale. In Puglia, area centrale per la coltivazione del grano duro e per la produzione di semola, diversi impianti stanno affrontando problemi analoghi a quelli registrati in Campania e Molise.

Il confronto con le istituzioni non ha ancora chiuso la vertenza. Dopo il primo incontro, il governo ha annunciato lo sblocco di 480 milioni di euro; il prossimo appuntamento è fissato per il 27 ottobre. I trasportatori siciliani hanno rinunciato al fermo, mentre le agitazioni proseguono in Campania, Puglia e Calabria.


Dal Sud il rischio si allarga

Per ora gli effetti più visibili restano concentrati in alcune zone del Mezzogiorno, dove certi punti vendita hanno già registrato scaffali vuoti e depositi con merci deperibili non consegnate. La limitata estensione geografica ha probabilmente contenuto l’eco della protesta, ma la situazione potrebbe cambiare se le forniture non riprenderanno.

A essere esposta non è soltanto la disponibilità di pasta nei negozi. Il blocco mostra quanto l’intera catena alimentare dipenda dal trasporto su strada e quanto rapidamente la produzione possa rallentare quando vengono meno i collegamenti tra campi, stabilimenti, magazzini e consumatori. Le conseguenze del fermo sono immediate, ma al centro della vertenza rimane il costo del carburante e la richiesta di rendere sostenibile il lavoro dei trasportatori.

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