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Food 3 min di lettura1 ora fa

Polpi in Gran Bretagna, boom da 14,7 milioni: ma il mare paga il conto

Le acque britanniche ospitano sempre più polpi: aumentano sbarchi ed esportazioni, mentre granchi, aragoste e capesante subiscono il contraccolpo.

«È un chiaro promemoria di quanto rapidamente possa cambiare il nostro ecosistema marino»: Anjali Goswami, consulente scientifica principale del Dipartimento governativo per l’Ambiente, ha descritto così la crescita dei polpi nelle acque britanniche. Il fenomeno sta ridisegnando gli equilibri della pesca e divide i suoi effetti tra nuove opportunità economiche e danni alle specie predate.

Le osservazioni disponibili indicano che non si tratta di un episodio isolato. Le principali proliferazioni rilevate nel sud-ovest della Gran Bretagna negli ultimi 125 anni si sono infatti verificate durante periodi caratterizzati da temperature marine insolitamente elevate.

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Il caldo cambia gli equilibri marini

Uno studio realizzato dall’Università di Plymouth insieme alla Marine Biological Association e al Plymouth Marine Laboratory ha analizzato storia, andamento, cause e conseguenze delle fioriture del polpo comune. La ricerca collega ogni grande aumento registrato nella zona a condizioni oceaniche più calde del normale.

Per gli esperti, il cambiamento potrebbe diventare permanente. La pesca dovrà quindi adattarsi a una presenza destinata forse a consolidarsi, anche se l’espansione dei polpi sta già esercitando una forte pressione su altri animali del loro ambiente.


Un affare da milioni per i pescatori

Nei porti britannici sono state scaricate oltre 3.700 tonnellate di polpi, contro una media annua di circa 220 tonnellate nel 2021: l’incremento sfiora il 1.500%. Secondo gli scienziati, quella osservata lungo le coste sud-occidentali della Gran Bretagna è la crescita più imponente degli ultimi 75 anni.

Il valore commerciale della specie ha seguito la stessa traiettoria. Le esportazioni britanniche sono passate da 164.000 sterline, circa 189.000 euro, a 12,8 milioni di sterline, pari a circa 14,7 milioni di euro, nel 2025. A trainare il risultato sono state soprattutto le richieste provenienti da Francia e Spagna.

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Il conto lo pagano granchi e capesante

La maggiore disponibilità di polpi non ha però favorito l’intero comparto ittico. Granchi, aragoste e capesante, tra le loro principali prede, hanno registrato una contrazione delle catture compresa tra il 30% e il 50% in alcune attività di pesca.

Nel 2025 le perdite per i settori più esposti hanno superato 10 milioni di sterline, oltre 11,5 milioni di euro. Il confronto con il granchio blu è inevitabile, ma il polpo presenta una differenza rilevante: può essere venduto a un prezzo sufficiente a compensare almeno in parte gli effetti negativi sull’economia dei pescatori.


Londra prepara nuove regole

Un ulteriore elemento distingue questa risorsa da molte altre specie invasive o proliferate rapidamente. Il polpo è tra gli animali marini più difficili da allevare: caratteristiche genetiche e comportamentali lo rendono particolarmente vulnerabile alla permanenza in spazi chiusi, dove tende a deperire in modo significativo.

Resta invece da capire come cambieranno le abitudini dei consumatori britannici. Il consumo interno non sembra ancora cresciuto, mentre il governo ha avviato una riflessione sulla gestione della pesca: il 15 ottobre 2026 il Defra, dipartimento britannico per l’Ambiente, ha riunito pescatori, ricercatori e autorità in una conferenza dedicata al futuro della specie. L’obiettivo è stabilire come amministrare una risorsa che potrebbe non essere più un fenomeno passeggero.

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