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Food 3 min di lettura1 ora fa

La birra acida delle Fiandre ora ha l’IGP: perché conta

La nuova tutela protegge una specialità delle Fiandre Occidentali, prodotta con fermentazione mista, lunghi affinamenti in legno e miscele tra birre giovani e mature.

Dopo aver rischiato di scomparire nel Novecento, tra guerre e diffusione delle lager industriali, la Flemish Red Ale conquista il riconoscimento europeo più importante per il legame con il territorio. È la prima birra belga a ottenere l’Indicazione Geografica Protetta, una tutela che definisce non soltanto la ricetta, ma anche le aree e le tecniche di produzione.

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Un riconoscimento che parte dalle Fiandre

La nuova IGP riguarda le birre rosse e ambrate tipiche delle Fiandre Occidentali, una zona che comprende gli arrondissement di Roeselare, Tielt e Kortrijk, oltre ai comuni di Kortemark e Ichtegem. In questo perimetro devono svolgersi la produzione, la maturazione in legno e la preparazione della miscela finale.

La richiesta è stata sostenuta da HORARB, l’associazione che riunisce i produttori dell’autentica birra rossa e bruna fiamminga. Tra i suoi aderenti figura Rodenbach, nome storico dello stile. Nel panorama europeo delle birre già tutelate, il nuovo riconoscimento si aggiunge a sette indicazioni tedesche e quattro della Repubblica Ceca. Le Gueuze, invece, sono protette come STG: questa sigla certifica il metodo produttivo, non l’origine geografica.


Acidità, legno e fermentazione complessa

Il disciplinare stabilisce che il malto d’orzo rappresenti almeno il 60% della ricetta. Il resto può comprendere zuccheri fermentabili, mais, frumento, spelta, segale e altri malti. Il luppolo viene utilizzato con moderazione, così da mantenere l’amaro al di sotto dei 15 EBU e lasciare spazio alla componente acida.

Il carattere della birra nasce soprattutto dalla fermentazione mista. I lieviti da alta fermentazione della famiglia Saccharomyces convivono con Brettanomyces e con batteri lattici e acetici. In seguito la birra riposa per mesi, e in alcuni casi fino a due anni, dentro grandi botti di rovere chiamate foeder. Qui il legno e la sua microflora contribuiscono a sviluppare note profonde, fruttate e balsamiche.

La fase conclusiva consiste nella miscelazione di lotti diversi. Alle birre più mature e acide possono essere aggiunte quantità rilevanti di prodotto giovane, fino al 75% del totale, per ottenere un equilibrio tra freschezza, dolcezza maltata e intensità aromatica.

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Dal Belgio alle versioni italiane

Nel bicchiere la Flemish Red Ale si riconosce per il colore rosso-bruno, spesso attraversato da riflessi rubino. Al naso e al palato emergono un’acidità fruttata ed elegante, sfumature derivate dal legno, richiami lattici e accenti acetici, accompagnati dalla dolcezza dei malti caramellati. Lo storico della birra Michael Jackson l’aveva accostata al Borgogna del Belgio, mentre il suo parente più vicino è rappresentato dalle Oud Bruin.

Tra gli assaggi classici si possono citare Rodenbach, anche nelle versioni Grand Cru e Vintage, quest’ultima affinata in botte per almeno due anni, e Cuvée Des Jacobins della Brasserie Vanderghinste. Tra gli esempi più recenti c’è invece XII di SOSAB, birrificio nato nel 2016 nelle Fiandre e specializzato nella produzione di birre acide.


La risposta della scena italiana

Anche i birrifici italiani, fortemente influenzati dal Belgio nei primi decenni del movimento artigianale, hanno affrontato la complessità di questo stile. Alcune produzioni del passato, oggi non più disponibili, sono rimaste nella memoria degli appassionati: tra queste Barriquée Sour di Panil e Lale di Loverbeer, realizzata con l’aggiunta di ciliegie.

Per trovare interpretazioni ancora reperibili si possono cercare la Flemish Red della barricaia del Birrificio Menaresta, la St. Julienbach del Birrificio Clandestino e la Abruxensis Flemish di Opperbacco. Una variazione sul tema è Scires di Birrificio Italiano. Essendo realizzate in Italia, queste birre non possono naturalmente utilizzare la menzione IGP riservata alla zona tutelata delle Fiandre Occidentali.

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