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Food 3 min di lettura2 ore fa

Just Eat, il menu dell’IA diventa un boomerang

Le immagini sintetiche usate per raffigurare i piatti dei ristoranti hanno prodotto errori surreali, provocando ironia, critiche e le scuse della piattaforma.

L’intelligenza artificiale sta iniziando a influenzare anche le nostre scelte a tavola, ma l’esperimento di Just Eat dimostra quanto il rapporto tra tecnologia e cibo resti delicato. Quando a decidere l’aspetto di un piatto è un algoritmo, il rischio non è soltanto quello di ottenere un’immagine poco accurata: può comparire qualcosa di completamente diverso da ciò che il cliente ordinerà.

La vicenda riapre così una domanda concreta: per scegliere un ristorante, gli utenti vogliono davvero vedere fotografie artificiali e idealizzate oppure preferiscono immagini autentiche, anche meno perfette? Nel caso di Just Eat, la risposta del pubblico è arrivata tra battute, perplessità e critiche alla piattaforma.

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Il cliente vuole vedere il piatto vero

Molti utenti hanno accolto gli errori con ironia. Uno di loro ha commentato: «Beh, tutta questa roba mi ha appena aiutato con la dieta», trasformando le pietanze deformate in una singolare galleria di immagini poco invitanti.

Altri hanno invece sottolineato il problema dal punto di vista di chi ordina. Un utente su Instagram ha osservato: «Voglio vedere come appare realmente il piatto perché mi aiuta a decidere da chi ordinare o cosa ordinare, queste versioni ‘perfette’ generate dall’intelligenza artificiale portano solo a delusioni se si pensa che il pasto avrà quell’aspetto».

La discussione si inserisce in un fenomeno più ampio: diverse catene di ristorazione stanno provando a usare l’intelligenza artificiale per gestire gli ordini e prevedere i momenti di maggiore affluenza. Nel settore alimentare, però, il contatto con il prodotto concreto e con il lavoro umano rende più difficile sostituire l’esperienza reale con una rappresentazione automatica.


Gli errori che hanno fatto ridere il web

Just Eat aveva sperimentato un sistema capace di creare immagini per i locali che non disponevano ancora di fotografie dei propri piatti. L’obiettivo era offrire rapidamente un supporto visivo ai menu dei ristoranti affiliati, ma alcune interpretazioni del software si sono rivelate surreali.

A Belfast, per esempio, il sistema ha frainteso la descrizione di una pietanza composta da bacon, uova e pane tipico locale. Il bicarbonato utilizzato per la preparazione del pane è stato trattato come una bevanda gassata: nell’immagine finale, un uovo fritto e una fetta di bacon sembravano galleggiare dentro un bicchiere di cola.

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Anche a Manchester il risultato è stato lontano dalla ricetta originale. Alla richiesta di rappresentare un panino con patatine fritte, l’intelligenza artificiale ha prodotto un dolce simile a un muffin dal quale spuntavano direttamente alcune patate.

Un errore di battitura ha poi generato un altro caso diventato virale: quello che doveva essere un semplice pane all’aglio è stato trasformato in un alimento con la forma di un aeroplano. Il software ha confuso il termine inglese riferito a qualcosa di semplice con quello che indica un velivolo.


La piattaforma sospende le immagini

Le illustrazioni erano contrassegnate come contenuti creati artificialmente, ma sono rimaste disponibili nei menu abbastanza a lungo da attirare l’attenzione degli utenti del forum dedicato a Just Eat nel Regno Unito. Le immagini sono state condivise e commentate fino a trasformare l’esperimento in un caso mediatico.

Di fronte alle reazioni, Just Eat ha annunciato la rimozione delle rappresentazioni sbagliate e lo stop alla produzione di nuove immagini sintetiche, almeno fino a ulteriori miglioramenti del sistema. Un portavoce ha spiegato che l’azienda collabora con decine di migliaia di piccoli ristoranti e sostiene anche il lavoro di fotografi professionisti locali.

La società ha inoltre precisato che le immagini potenziate dall’intelligenza artificiale erano state sottoposte a una fase di prova. «Come per ogni nuova tecnologia, non è sempre del tutto corretta la prima volta», ha dichiarato il portavoce, riconoscendo di fatto che il controllo umano resta indispensabile quando l’immagine deve rappresentare un alimento destinato ai clienti.

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