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Ferrero, la Romania è a un passo: cosa cambia per la produzione

Il gruppo sta per rilevare un impianto industriale a Timișoara, ma restano da chiarire investimenti, prodotti, tempi e possibili effetti sulla produzione italiana.

Il progetto rumeno di Ferrero sembra ormai vicino alla definizione, anche se l’azienda non ha ancora reso pubblici i dettagli decisivi. A Timișoara il gruppo sta infatti completando le trattative per rilevare una struttura industriale già esistente e trasformarla in un impianto produttivo moderno.

Restano però senza risposta diverse domande: quanto verrà investito, quali alimenti saranno realizzati, quale sarà la capacità della fabbrica e quando inizieranno le attività. Ferrero ha fatto sapere che offrirà informazioni aggiuntive «al momento opportuno».


Timișoara diventa il nuovo snodo

Le prime notizie sul possibile insediamento erano circolate a settembre sulla stampa rumena. Giuseppe Papa, responsabile del gruppo per Ungheria, Romania, Bulgaria e Moldova, aveva spiegato che l’acquisizione del sito si trovava nella parte conclusiva del percorso.

La scelta di Timișoara risponde anche alla sua posizione, utile per servire i mercati dell’Europa centrale e orientale. La futura struttura si aggiungerebbe alla rete produttiva che Ferrero ha già costruito in Italia, Germania, Francia, Belgio, Polonia, Irlanda, Regno Unito e Spagna.

In Romania, tuttavia, il gruppo non parte da zero: finora la presenza era concentrata sulle vendite e sulla distribuzione. Ferrero Romania impiega circa 120 persone e nel 2025 ha raggiunto 1,9 miliardi di lei di ricavi, equivalenti a circa 400 milioni di euro, con un incremento del 23% rispetto all’anno precedente.


L’incognita per gli stabilimenti italiani

L’apertura rumena riporta al centro il tema della distribuzione geografica delle attività del gruppo. Alba continua a ospitare il principale impianto italiano e la struttura dedicata al mercato nazionale, mentre la capogruppo internazionale si trova in Lussemburgo.

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Non è ancora possibile stabilire se il sito di Timișoara servirà soprattutto a sostenere l’espansione commerciale nell’area oppure se una parte delle lavorazioni oggi collocate in Italia potrà essere trasferita. La posizione della Romania offre vantaggi nei collegamenti, mentre il costo del lavoro costituisce un altro elemento rilevante nelle decisioni industriali.

Ferrero, nata ad Alba nel 1946, oggi conta 36 stabilimenti, quasi 49mila dipendenti e un fatturato di 19,3 miliardi di euro. La crescita fuori dall’Italia ha ricevuto un’accelerazione nell’ultimo decennio, anche attraverso acquisizioni come quella della britannica Thorntons, rilevata nel 2015. L’indirizzo strategico resta nelle mani di Giovanni Ferrero.


La partita delle nocciole

Tra le ipotesi circolate in Romania c’è anche lo sviluppo di una filiera locale delle nocciole. L’azienda non ha confermato il progetto, ma Ferrero potrebbe lavorare alla creazione di una rete di coltivatori, con l’obiettivo di fare del Paese un punto di raccolta della materia prima.

Una scelta del genere si inserirebbe nella strategia con cui il gruppo sta cercando di diversificare gli approvvigionamenti. La Turchia resta il maggiore produttore mondiale e uno dei principali riferimenti per Ferrero, ma la dipendenza da quel mercato espone l’industria alle oscillazioni dei raccolti e dei prezzi.

Nel 2025 una gelata primaverile e la diffusione di parassiti hanno ridotto ulteriormente la produzione turca, facendo quasi raddoppiare il costo delle nocciole. In quella fase Ferrero avrebbe limitato temporaneamente gli acquisti dalla Turchia, utilizzando le scorte disponibili e rivolgendosi anche a fornitori in Cile e negli Stati Uniti. La Romania potrebbe quindi diventare non soltanto una base manifatturiera, ma anche un tassello della futura catena di approvvigionamento.

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