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Food 2 min di lettura6 giorni fa

Bolognina, il volto di Bologna che il Guardian ha messo in vetrina

Mercati, cucine dal mondo e luoghi di memoria: il quartiere oltre i binari racconta una Bologna meno turistica e più autentica.

La Bolognina non è una semplice appendice del centro: qui si ritrova una Bologna fatta di laboratori, bar di quartiere e spazi culturali nati dal recupero di edifici dismessi. È questo intreccio di vita quotidiana e identità popolare ad aver attirato l’attenzione del Guardian.


Un quartiere che difende il suo carattere

L’area, un tempo legata ai ferrovieri e poi agli operai delle fabbriche vicine, oggi si presenta come uno spazio multietnico e fortemente segnato dalla tradizione politica di sinistra. L’accoglienza verso chi arriva da fuori non manca, ma tra i residenti resta vivo il desiderio di non trasformare il quartiere in una vetrina senz’anima.

Il confine simbolico è il Ponte Matteotti: una volta superati i binari della stazione, cambia il paesaggio urbano. Al posto di torri, portici centrali e strade prese d’assalto dai turisti, compaiono mercati, piccoli esercizi e attività che scandiscono la vita di tutti i giorni.


Sapori tradizionali e cucine dal mondo

Sul fronte gastronomico, il quartiere mette insieme due anime. Da un lato restano le trattorie classiche, dove compaiono piatti come tagliatelle al ragù, lasagne e tortellini in brodo di cappone; dall’altro si moltiplicano indirizzi che portano in tavola cucine lontane, dalla Georgia all’Etiopia, fino all’Eritrea e al Sichuan.

Non mancano nemmeno proposte dedicate a chi cerca alternative vegetariane, con ricette preparate usando prodotti biologici arrivati dalle colline bolognesi. In questo quadro si inserisce anche via Luigi Serra, dove si susseguono locali rustici, gastronomie, enoteche e cocktail bar a pochi passi uno dall’altro.

Un ruolo centrale lo gioca il Mercato Albani, attivo dal 1934. La mattina resta un mercato di vicinato con banchi di salumi, pesce, formaggi e verdure; più tardi cambia funzione e, tra aperitivi, birre artigianali, vini naturali, pizza, pasta e cucina vegana o greca, diventa anche uno spazio per concerti, mostre e iniziative di comunità.


Memoria, arte e spazi recuperati

A definire l’identità della Bolognina non sono soltanto i tavoli. Poco oltre il ponte si incontra il Memoriale della Shoah, costruito con due superfici metalliche molto alte e unite da un varco ridotto, mentre di fronte si impone la chiesa del Sacro Cuore, risalente al 1912 e riconoscibile per la sua grande cupola.

Più nascosto tra le strade interne c’è il luogo dedicato alla tragedia di Ustica, ospitato in una ex struttura del trasporto pubblico. Lì è conservata la carcassa del DC-9 caduto nel 1980 durante il collegamento Bologna-Palermo, ricomposta con il lavoro dell’artista francese Christian Boltanski e accompagnata dagli effetti personali delle vittime.

Accanto ai luoghi della memoria sopravvivono anche quelli della creatività. In uno spazio industriale riadattato trova posto una realtà collettiva di artisti e artigiani con laboratori di ceramica, stampa, fotografia e musica. Poco distante il parco del DLF, nato negli anni Venti per il tempo libero dei ferrovieri, è stato recuperato e ospita bar, un birrificio con giardino, una pizzeria, un’arena per i concerti e un club dedicato alla musica indie dal vivo.

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