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Food 3 min di lettura1 ora fa

Bevande al THC, negli Usa cresce lo scontro sulle regole

Produttori di alcolici divisi tra richieste di divieti, vendite in crescita e una stretta attesa a dicembre

Negli Stati Uniti le bibite al THC hanno aperto un confronto tra industria dell’alcol, distributori e autorità. Il mercato cresce rapidamente, ma le regole restano al centro della disputa.

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Produttori divisi sulle bevande

Nel settore convivono posizioni opposte. Le associazioni che rappresentano birra e distillati chiedono di fermare la vendita nei supermercati e di trasferire questi prodotti nei dispensari autorizzati, accanto agli altri articoli a base di cannabis.

Anche tra le aziende dell’alcol non prevale una linea comune. Tilray Brands, che ha rilevato il birrificio britannico BrewDog, commercializza birra, distillati e bevande al THC come Fizzy Jane’s e Happy Flower. L’amministratore delegato Irwin Simon ha riconosciuto la concorrenza esercitata da queste bibite: «Al consumatore piace: non ci sono postumi da sbronza, calma e regala una bella sensazione di euforia».


Il confronto sulla stretta

Un rappresentante dell’industria dei distillati ha sostenuto la necessità di interrompere temporaneamente le vendite per costruire una disciplina specifica: «L’unico modo per regolamentare questo mercato è chiudere il rubinetto e fermare la vendita per poi lavorare su una vera legislazione che lo regolamenti in modo adeguato».

La proposta dei produttori tradizionali prevede quindi un canale riservato ai dispensari. I distributori e i negozianti temono invece di perdere una fonte di incassi in espansione, soprattutto in vista delle norme attese a dicembre, che potrebbero fissare a 0,4 mg la quantità massima di THC per bevanda.


Vendite e timori dei negozianti

Secondo la Wine and Spirits Wholesalers of America, il nuovo limite rischierebbe di eliminare dagli scaffali la maggior parte delle bibite oggi disponibili e di ridurre fino a un quinto il fatturato di alcuni esercizi.

Dawson Hobbs, responsabile degli affari di governo dell’associazione dei grossisti, teme che un divieto possa estromettere dal mercato le imprese che operano nel rispetto delle regole, lasciando spazio a produzioni clandestine. La sua organizzazione propone di inserire le bevande nel sistema distributivo statunitense a tre livelli: produttore, distributore e dettagliante.

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Perché il mercato cresce

L’origine dell’attuale situazione risale al 2018, quando negli Stati Uniti fu autorizzata la coltivazione della canapa per offrire nuove opportunità agli agricoltori del tabacco. La legge finì però per creare un varco normativo sfruttato dai prodotti contenenti THC derivato dalla canapa.

Oggi seltz aromatizzati alla frutta, tra cui quelli dei marchi Wynk, Crescent e Nowadays, vengono venduti nei supermercati e nei minimarket di gran parte del Paese. Sono presenti sugli scaffali nei 28 Stati che non ne hanno vietato la commercializzazione e vengono presentati come un’alternativa alle bevande alcoliche, senza i consueti effetti del giorno dopo.


Numeri e concorrenza all’alcol

Le formule utilizzate per queste bibite puntano a sciogliere rapidamente i cannabinoidi e ad accelerarne l’assorbimento. L’effetto, secondo il testo, arriva prima rispetto a quello delle caramelle gommose alla cannabis. Whitney Economics stima che il comparto valga ormai oltre un miliardo di dollari l’anno.

Le rilevazioni di NielsenIQ indicano che più di un quarto degli adulti statunitensi ha già consumato una bevanda al THC. Nei punti vendita monitorati, le vendite sono aumentate del 74% nell’ultimo anno, fino a raggiungere 289 milioni di dollari.

La crescita si contrappone alle difficoltà dell’industria degli alcolici, frenata dalla ricerca di abitudini considerate più salutari e dalla diminuzione del potere d’acquisto. Il mercato statunitense della cannabis legale è stimato in 45 miliardi di dollari, con una previsione vicina ai 100 miliardi entro il 2032.

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