Barolo, la sete delle Langhe: a Cannubi l’acqua decide il futuro
Le sorelle Rinaldi ricorrono all’irrigazione per proteggere le vigne di Cannubi: un segnale della crisi idrica e della fragilità della monocultura nelle Langhe.
L’acqua entra nel cuore della produzione del Barolo come risorsa ormai decisiva. A Cannubi, una delle zone simbolo delle Langhe, le sorelle Rinaldi hanno scelto di irrigare i vigneti per difenderli dagli effetti del cambiamento climatico: una pratica presentata come storica per questo territorio.
Cannubi affronta una nuova emergenza
La decisione delle sorelle Rinaldi racconta la pressione esercitata dal clima sulle vigne. Quando l’acqua scarseggia, la continuità della produzione diventa più difficile da garantire e anche un gesto finora estraneo alla tradizione può trasformarsi in uno strumento di tutela.
Il caso di Cannubi porta così in primo piano il problema della crisi idrica nelle Langhe. Non si tratta soltanto di proteggere un singolo vigneto, ma di interrogarsi sulle conseguenze che la scarsità d’acqua può avere in un’area fortemente legata alla coltivazione della vite.
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Il futuro passa dalla gestione dell’acqua
L’irrigazione adottata a Cannubi segnala un cambiamento nel rapporto tra viticoltura e risorse naturali. L’acqua assume un peso strategico sempre maggiore, fino a essere descritta come il nuovo petrolio del settore: una risorsa indispensabile e al tempo stesso esposta a una crescente vulnerabilità.
Il tema si intreccia con il rischio della monocultura nelle Langhe, dove la centralità della vite rende il territorio particolarmente sensibile alle trasformazioni climatiche. Il caso delle sorelle Rinaldi, raccontato dal Gambero Rosso nel numero di ottobre, mostra dunque quanto la difesa del Barolo sia ormai legata anche alla disponibilità d’acqua.
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