Barilla, il giudice Usa chiude il caso: nessun inganno sull’origine
La corte federale della California settentrionale ha respinto le accuse dei consumatori: il richiamo all’Italia non cancellava l’indicazione della produzione negli Stati Uniti.
La confezione richiamava con forza le radici italiane di Barilla, ma riportava anche il luogo effettivo di produzione. È su questo elemento che il giudice Ajay Krishnan ha respinto l’azione collettiva presentata negli Stati Uniti contro il gruppo italiano: per la corte, gli acquirenti non sono stati tratti in errore sull’origine della pasta.
L’etichetta chiariva il luogo di produzione
La controversia riguardava la pasta Barilla venduta sul mercato statunitense. Secondo i consumatori che avevano promosso la causa, il nome del marchio e la frase “Il marchio di pasta n. 1 in Italia” potevano far pensare a prodotti realizzati in Italia, anche quando gli alimenti erano confezionati dopo la produzione negli stabilimenti di Ames, in Iowa, o di Avon, nello Stato di New York.
La difesa della società si è concentrata però su un’altra informazione presente sulle confezioni: la pasta era indicata come prodotta negli Stati Uniti con ingredienti statunitensi e importati. Per il tribunale federale distrettuale della California settentrionale, quella dicitura rendeva riconoscibile il Paese di fabbricazione e impediva di considerare ingannevole il richiamo all’identità italiana dell’azienda.
Il sondaggio non convince la corte
Uno degli elementi portati dai promotori dell’azione collettiva era un sondaggio rivolto ai consumatori. L’obiettivo era capire se la frase sul primato in Italia venisse interpretata come una garanzia del fatto che la pasta fosse prodotta in Italia utilizzando ingredienti italiani.
Krishnan ha ritenuto che i risultati non potessero prevalere sulle informazioni realmente stampate sulle confezioni. La domanda sottoposta agli intervistati, secondo il giudice, isolava una singola espressione e non teneva conto della contemporanea presenza dell’indicazione relativa alla produzione negli Stati Uniti.
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Le radici italiane non sono un inganno
Il giudice ha inoltre riconosciuto che il riferimento all’Italia corrisponde a dati concreti sulla storia e sulla posizione di Barilla. L’azienda è stata fondata in Italia, mantiene lì la propria sede e, secondo quanto ricordato nella decisione, è il marchio di pasta più popolare del Paese.
“È incontestato che la società sia stata fondata in Italia, che abbia tuttora la propria sede in Italia e che sia il marchio di pasta più popolare in Italia”, ha affermato Krishnan. Da queste circostanze, ha aggiunto, deriva che il legame tra Barilla e l’Italia non può essere considerato una rappresentazione ingannevole.
La causa era stata avviata nel 2024, dopo una denuncia presentata nel 2022 da alcuni consumatori. Con la decisione della corte, viene quindi esclusa la responsabilità dell’azienda per aver presentato come italiana una pasta che, per le confezioni contestate, dichiarava invece in modo esplicito la produzione negli Stati Uniti.
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