Wall Street, la scommessa AI può costare cara: i segnali della Bce
Secondo Francoforte, la corsa dei titoli legati all’intelligenza artificiale ha sostenuto i listini Usa ma ha anche alzato il rischio di scosse improvvise, complice una concentrazione record su pochi colossi.
Wall Street ha beneficiato enormemente della febbre per l’intelligenza artificiale, ma proprio quel motore potrebbe trasformarsi in un punto debole. La Banca centrale europea mette in guardia su una fragilità che riguarda sia le valutazioni sia la tenuta complessiva dei listini americani, dove poche società tech pesano ormai in modo decisivo.
Nel bollettino economico più recente, gli economisti Magdalena Grothe, Bruno Lopes Mendes, Ana-Simona Manu e Luca Tondo sostengono che dall’autunno del 2022, cioè dal debutto pubblico di ChatGpt, l’Ia generativa abbia alimentato una forte corsa dei mercati azionari statunitensi. Ma, avvertono, la stessa dinamica può aprire la strada a ribassi molto pesanti se i titoli del settore dovessero invertire rotta.
Pochi colossi dominano il listino
Il primo elemento di vulnerabilità indicato dalla Bce riguarda la concentrazione del mercato. Le cosiddette Magnifiche 7 — Nvidia, Microsoft, Apple, Alphabet, Amazon, Meta e Tesla — valgono insieme circa 22.800-23.800 miliardi di dollari e rappresentano circa il 33,5%-34% della capitalizzazione delle 500 società dell’S&P 500.
L’incidenza di questi gruppi è ancora più evidente se si guarda al Nasdaq, dove i loro titoli arrivano a circa il 37%-38% dei 100 maggiori valori tecnologici, con punte che sfiorano il 40-41%. In un contesto del genere, un passo falso di pochi big può riflettersi su tutto l’indice.
Utili forti, ma il rischio è quasi sparito
Lo studio prova anche a capire se il rialzo sia sostenuto da fondamentali solidi oppure da un eccesso di ottimismo. La risposta, secondo gli autori, è che i conti delle aziende hanno effettivamente aiutato: gli utili dell’S&P 500 hanno più volte superato le attese, spinti dagli investimenti in infrastrutture tecnologiche e dalle speranze di guadagni di produttività legati all’Ia.
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Allo stesso tempo, però, il premio per il rischio azionario si è ridotto fino a livelli storicamente bassi. In alcuni casi, osserva la Bce, si è avvicinato addirittura allo zero per un quarto dei titoli dell’S&P 500, soprattutto nel comparto tecnologico e in quello industriale. Il messaggio implicito è chiaro: molti investitori trattano queste azioni come se fossero quasi sicure quanto i Treasury Usa a 10 anni.
La tenuta di oggi non elimina il pericolo
Finora, le Borse americane hanno retto meglio del previsto a diversi shock. Né l’impennata dell’inflazione né l’aumento dei tassi a lungo termine hanno provocato reazioni marcate nei premi per il rischio dall’inizio del boom dell’Ia. Lo stesso vale per le tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, durante le quali i titoli tradizionali hanno sofferto più di quelli tecnologici.
La Bce avverte però che questa resilienza può essere ingannevole. Se gli investitori dovessero rivedere al ribasso le aspettative sui profitti, oppure se alcuni colossi dell’Ia deludessero le attese, la vendita di pochi grandi nomi potrebbe allargarsi rapidamente all’intero mercato.
Un ulteriore punto critico riguarda i debiti contratti per finanziare gli investimenti necessari allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Secondo l’analisi, resta aperta anche la questione della sostenibilità di questi impegni finanziari nel lungo periodo. È per questo che Francoforte vede il boom dell’Ia come un sostegno potente per Wall Street, ma anche come una fonte crescente di instabilità.
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