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Economia 2 min di lettura7 ore fa

Università, brevetti Ue al 9%: il 40,7% scade presto

Lo studio Epo su 800 uffici mostra più domande, ma difficoltà per atenei e imprese nate dalla ricerca a creare valore

I brevetti delle università europee rappresentano ormai circa il 9% dei depositi all’Epo, ma il 40,7% decade entro dieci anni. Negli Stati Uniti la quota dei titoli universitari che scadono nello stesso periodo è del 26,3%.

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Più brevetti, durata più breve

Il dato emerge dall’analisi 2025 dell’Ufficio europeo dei brevetti, realizzata insieme all’associazione Astp e all’istituto Fraunhofer. La ricerca ha esaminato 809 uffici dedicati al trasferimento tecnologico, strutture chiamate a favorire il passaggio dalle invenzioni ai prodotti e la nascita di nuove imprese.

Nel giro di vent’anni le richieste presentate da università, enti pubblici e ospedali di ricerca sono più che raddoppiate: erano 3.200 nel 2006 e hanno sfiorato quota 8mila nel 2025. Il contributo degli istituti accademici e pubblici è stato particolarmente rilevante nella ricerca di base e in alcuni comparti avanzati.

Nel dettaglio, da queste realtà è arrivato il 34% delle domande europee nel settore delle biotecnologie, il 29% di quelle legate alle tecnologie quantistiche e il 26% dei depositi farmaceutici. Per António Campinos, presidente dell’Epo, «portare con efficacia i risultati dei laboratori sul mercato è diventato un fattore decisivo per creare lavoro, crescita e autonomia strategica in Europa».


La posizione dell’Italia

La tradizionale prevalenza di Germania, Francia e Regno Unito si è ridotta: la loro quota complessiva è passata dal 64% al 55%. Nel frattempo sono aumentate le attività brevettuali di Paesi Bassi, Spagna e Italia, segno di una partecipazione più ampia alla ricerca europea.

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Tra gli enti italiani, nel 2025 il Consiglio nazionale delle ricerche ha depositato 34 domande di brevetto europeo. Seguono il Politecnico di Milano con 29, l’Istituto Italiano di Tecnologia con 21, il Politecnico di Torino con 20 e l’Università degli Studi di Milano con 17.

Le specializzazioni sono diverse: il Cnr si concentra sui semiconduttori, il Politecnico di Milano sulle tecnologie mediche, l’Istituto Italiano di Tecnologia sui comparti farmaceutico e medico, il Politecnico di Torino sulle macchine elettriche e sull’energia, mentre l’Università Statale di Milano è attiva soprattutto nelle biotecnologie. L’Italia occupa inoltre il sesto posto europeo per imprese nate dalla ricerca accademica che hanno presentato brevetti all’Epo, con 289 realtà.


Le imprese faticano a crescere

La parte più consistente di queste imprese si trova ancora all’inizio del percorso: l’89,6% è nella fase di verifica della tecnologia. Soltanto 19 aziende hanno raggiunto l’espansione commerciale, nessuna ha superato la soglia della crescita avanzata, indicata dallo studio in valutazioni oltre 500 milioni di dollari, e il 3,8% è stato rilevato da gruppi più grandi.

Anche gli uffici di trasferimento tecnologico mostrano dimensioni contenute: il 90,5% dei 809 analizzati è piccolo o medio. Secondo lo studio, un loro rafforzamento e una maggiore collaborazione tra Paesi potrebbero sostenere la diffusione internazionale delle invenzioni europee, in una competizione globale resa più intensa anche dall’interesse della Cina per la commercializzazione delle tecnologie.

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