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Economia 4 min di lettura1 ora fa

Agevolazioni fiscali, il conto 2026 sale a 129,7 miliardi

Il rapporto del Mef conta 626 misure: bonus edilizi e nuove proposte politiche pesano sui conti pubblici

Le agevolazioni fiscali costeranno allo Stato 129,7 miliardi di euro nel 2026, secondo la relazione annuale del Mef sulle spese fiscali. Il mancato gettito equivale a oltre cinque volte una legge di bilancio da 23 miliardi.

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Il conto delle agevolazioni

La cifra prevista per il prossimo anno supera i 118,9 miliardi stimati per il 2025. Il numero delle misure, invece, è diminuito: erano 626 quando il governo Meloni si è insediato, oggi sono 573, considerando soltanto gli interventi di competenza statale.

Nel sistema rientrano detrazioni note ai contribuenti, come quelle per spese sanitarie, interessi sul mutuo, istruzione, animali domestici e funerali. Accanto a queste ci sono centinaia di disposizioni rivolte a comparti specifici, dall’agricoltura ai trasporti, dalle imprese al credito, fino alle associazioni senza scopo di lucro.

Il rapporto segnala 139 misure con un costo inferiore ai 10 milioni di euro e altre 143 considerate marginali. Sono interventi singolarmente limitati, ma la loro moltiplicazione alimenta una distribuzione frammentata dei benefici. Le agevolazioni con un impatto superiore al miliardo sono invece 23: appena il 4% del totale, ma insieme valgono 108 miliardi.


Le proposte dei partiti

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte indicato la necessità di riordinare il sistema, senza però tradurre l’obiettivo in una revisione complessiva. Nel frattempo, in vista dell’ultima legge di bilancio prima delle elezioni, i partiti della maggioranza hanno avanzato nuove richieste di riduzione delle imposte.

La Lega propone di innalzare da 85mila a 100mila euro il limite di ricavi per il regime forfettario delle partite Iva. Il sistema consente di non applicare l’Iva ai clienti e di versare un’imposta del 15%, senza utilizzare i normali scaglioni dell’Irpef. Con la soglia attuale, il costo per l’Erario è stimato in 3,5 miliardi l’anno.

Forza Italia punta invece a una fascia di esenzione per gli under 30 e alla riduzione dell’Irpef per i redditi medi. L’aliquota del 33% verrebbe estesa ai guadagni compresi tra 50mila e 60mila euro, oggi tassati al 43%, con una spesa prevista tra 2,7 e 3 miliardi ogni anno.

Fratelli d’Italia ha inserito tra le ipotesi l’applicazione della cedolare secca del 21% agli immobili commerciali, con un’aliquota al 10% nelle grandi città. La misura si aggiungerebbe al costo già prodotto dalla cedolare sulle abitazioni, pari a 3,3 miliardi annui. Il partito propone anche deduzioni più elevate per le imprese che assumono giovani, donne con figli e persone con disabilità: dal limite attuale del 130% del costo del dipendente si arriverebbe al 140%, fino al 180% per le madri lavoratrici.

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Sul tavolo figurano inoltre un’imposta al 5% per i redditi dei neoassunti under 35, la stessa aliquota sugli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali, l’esenzione fiscale per le tredicesime e l’abolizione del bollo sulle automobili fino a 80 kilowatt. Quest’ultima ipotesi ridurrebbe le entrate di 2,3 miliardi, a fronte di un gettito complessivo dalla tassa automobilistica pari a 7,5 miliardi.


Casa e bonus edilizi

La missione di bilancio con l’impatto maggiore è quella dedicata alla casa e all’assetto urbanistico: per il 2026 comporta minori entrate per circa 71,7 miliardi. Seguono le politiche per il lavoro, con 17,3 miliardi, e la competitività e lo sviluppo delle imprese, con 12,3 miliardi.

Il peso della casa dipende soprattutto dai bonus edilizi. Nel 2026 l’Ecobonus vale 15,2 miliardi, il Superbonus 16,9 miliardi, le detrazioni per le ristrutturazioni 10,8 miliardi, il Sisma bonus 10,1 miliardi e il bonus facciate 2,8 miliardi. A questi importi si aggiungono i 3,3 miliardi della cedolare sugli affitti e gli 1,3 miliardi legati agli interessi sui mutui per la prima abitazione.

Il rapporto indica anche l’evoluzione possibile nel biennio successivo. Se le agevolazioni edilizie non venissero prorogate nelle leggi di bilancio del 2027 e del 2028, il loro costo scenderebbe dai 53,1 miliardi del 2026 a 15,1 miliardi nel 2028.


Le altre voci di spesa

Dopo casa, lavoro e imprese, le voci più onerose riguardano i diritti sociali e la famiglia, con 7,6 miliardi, la tutela della salute, con 6,5 miliardi, e le politiche economiche e finanziarie, con 3,2 miliardi.

La crescita del costo complessivo mostra che la riduzione numerica delle misure non ha prodotto un alleggerimento dei conti pubblici. Prima di aggiungere nuovi sconti, il riordino dell’intero sistema dovrebbe stabilire priorità e criteri distributivi, evitando la semplice sovrapposizione di interventi destinati a categorie specifiche.

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