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Economia 2 min di lettura1 ora fa

Terre rare all’1%, silicio a zero: la sfida del riciclo europeo

L’Europa punta a recuperare un quarto delle materie prime strategiche entro il 2030, ma oggi la filiera si arresta spesso prima del recupero dei metalli.

Terre rare recuperate appena nell’1% dei casi e silicio dei pannelli fotovoltaici ancora escluso da una filiera industriale europea: il divario tra gli obiettivi dell’Unione e la situazione attuale resta ampio. Smartphone, accumulatori e impianti solari contengono risorse essenziali, ma il loro trattamento raramente arriva alla fase in cui i metalli possono essere nuovamente utilizzati.


Il traguardo del 25% è lontano

Il regolamento europeo sulle materie prime critiche stabilisce che, entro il 2030, il riciclo debba soddisfare almeno il 25% del consumo comunitario di materiali strategici. Tra quelli interessati figurano litio, nichel, cobalto e terre rare. La percentuale riguarda l’insieme dell’Unione e non costituisce un obbligo separato per ciascun Paese.

Durante il terzo simposio dell’Osservatorio italiano materie prime critiche energia, i gruppi di lavoro hanno evidenziato come l’attuale catena produttiva si fermi spesso al trattamento meccanico. Mancano soprattutto gli impianti capaci di completare il recupero chimico: per esempio, in Europa non esiste ancora una struttura industriale di idrometallurgia dedicata a silicio e argento provenienti dai pannelli fotovoltaici.


La filiera si blocca dopo la selezione

Il problema non riguarda soltanto la disponibilità dei materiali, ma anche la capacità di trasformare i rifiuti in nuove risorse. Le attività di selezione e lavorazione iniziale sono presenti, mentre il passaggio successivo, necessario per separare e purificare i metalli, rimane insufficiente. Per le terre rare impiegate nei magneti dei motori elettrici e degli impianti eolici, il recupero si ferma così a circa l’1%.

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Secondo quanto emerso dagli interventi di consorzi, imprese, università e centri di ricerca, la crescita della filiera richiede un collegamento più stretto tra logistica, industria e attività minerarie. L’appuntamento, promosso da Wec Italia e Assorisorse, ha quindi messo a confronto le carenze attuali e gli interventi considerati necessari per colmarle.


I siti candidati dall’Italia

Il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha indicato Marghera come possibile nodo del futuro sistema nazionale, con il porto e l’area industriale destinati a sostenere le attività di recupero. Un secondo insediamento potrebbe essere realizzato nell’area di Rotterdam, mentre tra le ipotesi italiane rientrano anche l’Interporto Quadrante Europa e i porti di Trieste e Ravenna.

Urso ha inoltre citato la miniera di Tassullo, in Val di Non, come parte di una rete più ampia. A margine del simposio ha spiegato: «Pensiamo di completare il progetto per ridurre la dipendenza dall’estero e diventare il polo europeo per il riciclo delle materie prime critiche». Il completamento dell’iniziativa potrebbe essere inserito nel prossimo decreto Imprese oppure nella legge di Bilancio.

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