Termovalorizzatori, il via libera non basta: cosa manca in Sicilia
Palermo e Catania superano l’esame ambientale, ma per arrivare alle gare servono ancora autorizzazioni e nulla osta degli enti coinvolti.
Il progetto siciliano entra in una fase più avanzata, ma non è ancora pronto per trasformarsi in cantiere. I due termovalorizzatori previsti a Palermo e Catania hanno ottenuto una valutazione ambientale positiva, accompagnata da condizioni che dovranno essere inserite nella progettazione esecutiva.
Il passaggio tecnico è superato
La Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali, guidata da Maria Chiara Tomasino, ha chiuso l’esame dei documenti dopo riunioni tecniche e sopralluoghi. Il pronunciamento riguarda entrambi gli impianti e rappresenta un passaggio necessario nel percorso amministrativo.
Renato Schifani, presidente della Regione e commissario straordinario per il ciclo dei rifiuti, ha definito il parere un ulteriore progresso verso la realizzazione delle opere. Secondo il governatore, il traguardo successivo consiste nell’ottenere il Provvedimento autorizzatorio unico regionale, il Paur, per poi mettere a gara progettazione definitiva, costruzione e gestione degli impianti.
Restano autorizzazioni decisive
Il calendario regionale prevede per la prossima settimana la convocazione della conferenza di servizi. La riunione rientra nella procedura per il Paur, ma il fascicolo non potrà essere chiuso finché non saranno acquisiti i pareri e i nulla osta degli altri soggetti istituzionali coinvolti.
A questi atti si aggiunge l’Autorizzazione integrata ambientale, che dovrà essere rilasciata dal dipartimento regionale Acqua e rifiuti. Soltanto dopo il completamento di questo insieme di passaggi sarà possibile procedere con le gare, mentre le prescrizioni indicate dalla Commissione dovranno trovare spazio nella fase progettuale successiva.
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Capacità e numeri del progetto
Le aree individuate sono Bellolampo, nel territorio di Palermo, e la zona industriale di Catania. Nel complesso, i due impianti dovrebbero trattare circa 600mila tonnellate di rifiuti ogni anno.
Le stime diffuse dalla Regione ad aprile indicano una produzione elettrica annuale di circa 450mila megawattora, quantità associata ai consumi di 150mila famiglie. Si tratta tuttavia di dati previsionali: il risultato effettivo dipenderà sia dall’operatività delle strutture sia dalla composizione dei rifiuti conferiti.
Il nodo delle risorse pubbliche
Sul finanziamento rimane una differenza tra le cifre comunicate nei diversi atti regionali. L’Accordo per la coesione sottoscritto nel maggio 2024 assegna 800 milioni di euro ai due impianti.
Nella comunicazione collegata alla consegna dei progetti, avvenuta il 30 aprile scorso, la Regione ha invece parlato di un investimento pubblico complessivo vicino a un miliardo di euro. Il rapporto tra le risorse formalmente stanziate e la stima totale dovrà essere precisato nel quadro economico delle opere.
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