Usa-Cina ai minimi: perché il commercio globale continua a salire
Il rapporto Dhl e Stern School of Business prevede una crescita annua del 3,4% fino al 2029, trainata soprattutto dall’Asia orientale e dal Pacifico.
Il ridimensionamento degli scambi tra Stati Uniti e Cina non sembra aver frenato il commercio mondiale. Nei primi cinque mesi del 2026, il peso degli scambi bilaterali sul totale globale è sceso all’1,6%, contro il 3,5% raggiunto nel 2015. Anche la partecipazione dei due Paesi agli investimenti internazionali nelle imprese resta inferiore all’1%.
Asia orientale sempre più centrale
A sostenere l’espansione è soprattutto l’area dell’Asia orientale e del Pacifico. Tra gennaio e maggio 2026, il valore degli scambi della macro-regione è cresciuto del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
La stessa zona ha rafforzato anche i collegamenti commerciali interni: la quota degli scambi realizzati tra Paesi della regione è passata dal 57% del 2025 al 60% nei primi cinque mesi dell’anno. Secondo la ricerca, un ruolo importante è svolto dalle filiere necessarie allo sviluppo dell’intelligenza artificiale. Nello stesso periodo, l’Europa ha segnato un aumento del 12%, mentre l’Africa subsahariana è avanzata dell’11%.
Una crescita più rapida fino al 2029
Le prospettive per i prossimi anni indicano un ritmo sostenuto. Il commercio internazionale di beni dovrebbe aumentare mediamente del 3,4% ogni anno fino al 2029, una velocità superiore al 2,7% annuo osservato nel decennio precedente.
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Il dato arriva mentre, nella prima metà del 2026, gli scambi di merci hanno registrato il passo più intenso degli ultimi 15 anni, con la sola eccezione della fase di recupero successiva alla pandemia di Covid-19. La dinamica suggerisce che le tensioni geopolitiche non hanno cancellato la spinta alla circolazione globale delle merci.
Globalizzazione al livello record
Nel 2025, l’indice della globalizzazione ha raggiunto il 25,8%, il valore più elevato mai rilevato sulla base dei movimenti internazionali di merci, capitali, informazioni e persone. Il risultato amplia il quadro oltre il solo commercio e fotografa l’intensità complessiva dei rapporti tra economie.
I numeri sono contenuti nell’ultima analisi realizzata da Dhl insieme alla Stern School of Business dell’università di New York. Lo studio rileva che l’espansione dell’intelligenza artificiale sta incidendo sull’organizzazione degli scambi più dei dazi e delle crisi geopolitiche, grazie alla domanda di componenti e alle catene di fornitura collegate a questa tecnologia.
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