Tatuaggi, boom d’impresa: 9.614 attività e la sorpresa del Sud
Quasi un’attività italiana su due nel comparto di tatuaggi e piercing è guidata da una donna.
Quasi un’attività italiana su due nel comparto di tatuaggi e piercing è guidata da una donna. È uno dei dati più significativi della fotografia scattata al 30 giugno 2026, quando le imprese registrate hanno raggiunto quota 9.614.
Il settore non si è limitato a consolidarsi: in meno di dieci anni ha aggiunto 5.919 attività, passando dalle 3.695 censite nel giugno 2017 a un numero più che doppio. L’incremento complessivo è stato del 160%, secondo l’elaborazione Unioncamere-InfoCamere sui dati del Registro delle Imprese delle Camere di commercio.
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Donne e giovani cambiano il settore
Le imprese femminili sono 4.334 e rappresentano il 45,1% del totale. Anche la componente giovanile è consistente: le attività condotte da under 35? No, il dato disponibile riguarda le imprese giovanili, che ammontano a 3.752, pari al 39% del comparto.
La distribuzione anagrafica dei titolari mostra però un cambiamento rispetto al 2017. Tra gli imprenditori individuali, gli under 30 sono scesi dal 25,5% al 18,1%, mentre la quota degli over 50 è salita dal 4,5% al 10,7%. La fascia compresa tra 30 e 50 anni resta dominante, con il 71,2%, rispetto al 70% di nove anni prima.
Sardegna in testa alla corsa
Tutte le regioni hanno registrato un aumento, ma il ritmo è stato molto diverso. Per numero assoluto di attività guida la Lombardia, con 1.873 imprese, davanti a Lazio (983), Veneto (909), Piemonte (856) e Toscana (852).
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La crescita più rapida appartiene invece alla Sardegna: da 45 attività nel 2017 è arrivata a 177, con una variazione del 293%. Sul podio degli incrementi seguono Puglia (+245%), Sicilia (+243%) e Campania (+223%), a conferma di un’espansione particolarmente marcata nel Mezzogiorno.
Bari accelera tra le grandi città
Roma conserva il primato comunale con 440 imprese, 264 in più rispetto alle 176 del 2017. Nella graduatoria seguono Torino con 296 attività, Milano con 180, Firenze con 137, Bologna con 108, Genova con 95, Napoli con 90, Bari con 74, Verona con 72 e Brescia con 71. Tutte le dieci città hanno comunque ampliato la propria presenza nel settore.
Se si considera la variazione percentuale, il risultato più evidente è quello di Bari: le imprese sono passate da 10 a 74, con un aumento del 640%. Brescia è salita da 19 a 71 attività (+273,7%), Genova da 28 a 95 (+239,3%) e Verona da 21 a 72 (+242,9%).
Anche Torino ha registrato un’espansione rilevante, da 109 a 296 imprese, pari al 171,6%. Firenze, infine, è passata da 52 a 137 attività, con una crescita del 163,5%. I dati mostrano così un mercato in forte ampliamento sia nei grandi centri già più strutturati sia nelle città che partivano da numeri contenuti.
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