Scuola, la sfida contro la disinformazione entra in 6.200 classi
Il progetto Doubt and Debate amplia la rete internazionale e porta tra gli studenti intelligenza artificiale, alfabetizzazione digitale e confronto tra fonti.
Capire come funziona l’intelligenza artificiale generativa, riconoscere le bolle informative e orientarsi tra i contenuti ingannevoli in rete: sono questi alcuni dei temi al centro delle lezioni rivolte agli studenti delle scuole superiori. L’obiettivo è rafforzare un uso più consapevole della tecnologia e dell’informazione digitale.
Nella precedente edizione, il percorso ha raggiunto 6.200 classi e circa 150mila ragazzi. Le iscrizioni alla nuova fase non sono ancora terminate, ma il numero delle adesioni ha già oltrepassato quello registrato lo scorso anno.
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La tecnologia diventa materia di confronto
Le attività vengono organizzate dagli istituti e dai docenti che scelgono di partecipare. I materiali editoriali sono utilizzati come punto di partenza per discutere in aula di disinformazione online e dei meccanismi con cui, negli ambienti digitali, le persone finiscono per incontrare soprattutto opinioni in linea con le proprie: le cosiddette camere dell’eco.
Andrea Ceccherini, presidente dell’Osservatorio for Independent Thinking, ha spiegato che il progetto vuole aiutare i giovani a «pensare, riflettere e meditare con la propria testa sui fatti del mondo». La finalità, ha aggiunto, è renderli meno esposti a condizionamenti, manipolazioni e propaganda.
Una rete editoriale sempre più ampia
Alla seconda edizione di “Doubt and Debate” partecipano per la prima volta Financial Times, The Economist e Süddeutsche Zeitung. Restano coinvolte anche numerose testate già presenti nella prima esperienza, tra cui Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, New York Times e The Wall Street Journal.
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Il gruppo comprende inoltre Cnn, The Washington Post, El País, Cinco Días, ABC, La Vanguardia, Ser, Rai, Mediaset, la Repubblica e Il Giornale. I contenuti prodotti da queste realtà vengono presentati agli studenti e trasformati in occasioni di analisi e discussione.
Dalle scuole italiane all’Europa
Il nuovo progetto affianca “Il Quotidiano in classe”, iniziativa avviata 27 anni fa e ancora rivolta a decine di migliaia di studenti italiani attraverso la presenza dei giornali nelle scuole. Ceccherini ha confermato la prosecuzione del programma, sottolineando però che nel frattempo sono cambiate le modalità con cui i più giovani ricevono le informazioni.
Per intercettare un pubblico abituato soprattutto ai contenuti visivi, “Doubt and Debate” utilizza un’impostazione multimediale e internazionale. Oggi il programma coinvolge ragazzi italiani, spagnoli e tedeschi; sono invece in corso sperimentazioni in Francia, Portogallo e Paesi Bassi. Secondo Ceccherini, entro tre anni potrebbe diventare un riferimento europeo nel campo dell’educazione ai media.
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