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Economia 2 min di lettura57 min fa

Scontro sul prelievo: Salvini sfida gli istituti sui profitti

Il leader della Lega difende l’ipotesi di un versamento da almeno 5 miliardi e replica alle critiche dell’Abi sui possibili effetti della misura.

Antonio Patuelli, presidente dell’Abi, ha richiamato i principi costituzionali per contestare il contributo allo studio del governo. «Noi ci muoviamo in uno stato costituzionale di diritto e nella Costituzione non c’è scritto che alcuni debbano essere mazzolati», ha affermato, ricordando che il finanziamento delle spese pubbliche deve seguire la capacità contributiva di ciascuno.

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Salvini replica con i numeri degli utili

La posizione degli istituti ha provocato la reazione di Matteo Salvini. Il leader della Lega considera ragionevole chiedere al comparto almeno 5 miliardi di euro per sostenere la prossima manovra, soprattutto alla luce dei risultati economici registrati negli ultimi anni.

Secondo i dati citati da Salvini, il sistema bancario avrebbe prodotto profitti per 25,5 miliardi nel 2022, 40,6 miliardi nel 2023, 46,5 miliardi nel 2024 e 47,5 miliardi nel 2025. Per l’anno in corso, inoltre, le stime richiamate dal vicepremier indicano un risultato superiore ai 50 miliardi.


Sportelli chiusi e pressione fiscale

Nel messaggio del ministro trova spazio anche il ridimensionamento della rete fisica degli istituti. Tra il 2022 e il 2025 sarebbero stati chiusi 2.510 sportelli, mentre 12.900 lavoratori avrebbero perso il posto.

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Salvini ha poi posto l’accento sull’aliquota fiscale effettiva applicata alle banche nel 2025, pari al 19,2%, definendola più contenuta rispetto a quella sostenuta da altri comparti produttivi. A suo giudizio, una parte consistente dei guadagni deriva dagli interessi e dalle commissioni versati da cittadini, famiglie e imprese: da qui la conclusione che il prelievo aggiuntivo rappresenterebbe «un intervento di assoluto buonsenso».

La proposta resta inserita nel confronto sulla prossima legge di bilancio e ha già aperto un duro scambio tra governo e rappresentanti del settore. Patuelli, intervenuto il giorno precedente, aveva infatti sostenuto che il principio costituzionale impone a tutti di concorrere alla spesa pubblica in proporzione alla propria capacità economica, senza introdurre una penalizzazione mirata per una categoria.

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