Risanamento, crollo del 46,75%: Santa Giulia riapre il caso conti
Il mancato perfezionamento della vendita dell’area milanese aggrava il quadro finanziario e costringe il consiglio a valutare interventi urgenti entro il 28 ottobre.
Il mercato ha reagito con una brusca fuga dal titolo Risanamento, precipitato del 46,75% fino a 0,018 euro. La società deve fare i conti con il mancato perfezionamento della cessione legata a Milano Santa Giulia, un passaggio che avrebbe potuto alleggerire il peso delle bonifiche e delle opere ancora a suo carico.
Il consiglio fissa una nuova scadenza
La situazione patrimoniale, già fragile, è ulteriormente peggiorata secondo i dati preliminari esaminati dal consiglio di amministrazione nella riunione di mercoledì 15 ottobre. Nella nota diffusa dal gruppo si parla di «un peggioramento della già critica situazione patrimoniale».
Gli amministratori hanno incaricato la struttura di avviare senza indugio tutte le iniziative necessarie per adottare i provvedimenti previsti dalla legge. Il prossimo appuntamento è fissato al 28 ottobre: entro quella data il cda dovrà quindi esaminare il quadro aggiornato e le possibili misure da assumere.
Santa Giulia resta il nodo centrale
Il passaggio decisivo riguarda l’operazione da circa 154 milioni con cui, a giugno, Lendlease ha concordato la vendita delle proprie quote del fondo Msg Heartbeat a un veicolo promosso da Bizzi & Partners spa. La conclusione dell’accordo è la condizione per attivare lo “step-in”, cioè il trasferimento al fondo degli interventi di bonifica e delle altre attività ancora formalmente in capo a Risanamento.
L’obiettivo indicato resta quello di arrivare alla chiusura entro la fine dell’anno. Nel frattempo, Lendlease e Bizzi hanno prorogato al 18 dicembre il termine per il verificarsi delle condizioni sospensive. In caso di mancata conclusione, il gruppo australiano prevede di dover sostenere nel primo semestre dell’anno fiscale 2027 obblighi legati al progetto per circa 160 milioni di dollari.
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Numeri e perdite sotto osservazione
Il quadro economico-finanziario era già delicato. Nei primi nove mesi del 2025 Risanamento ha registrato una perdita di 5,9 milioni, mentre l’esercizio 2024 si era chiuso con un rosso di 47,45 milioni. Alla fine dei nove mesi il patrimonio netto consolidato risultava negativo per 0,8 milioni, contro i 5,2 milioni del 2024 e i 52,6 milioni del 2023.
La posizione finanziaria netta, sostenuta anche dalla vendita dell’immobile di via Grosio, ammontava a 27,9 milioni nei dati disponibili. Consob ha inoltre inserito da tempo Risanamento nella propria “black list”, con un controllo mensile dell’indebitamento: a settembre 2026 il valore era sceso sotto i 12 milioni.
I fattori che pesano sul gruppo
Tra gli elementi che hanno contribuito alla crisi figurano le perdite del 2020, pari a 32,75 milioni, i continui rinvii del riassetto di Msg Heartbeat e l’assenza di un rafforzamento patrimoniale. La società è guidata da Claudio Calabi.
Il progetto nasce nel 2023, quando Risanamento ha trasferito i terreni al fondo Msg Heartbeat di Lendlease, mantenendo però la responsabilità delle bonifiche. Il mancato completamento della successiva vendita lascia dunque aperto il problema dell’esposizione finanziaria e rende più urgente l’individuazione di una soluzione.
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