Tassi Bce fermi al 2,50%, dicembre resta da decidere
Lagarde vede inflazione di fondo stabile, ma energia, spread e guerra all’Iran complicano le prossime mosse
La Banca centrale europea ha lasciato i tassi invariati al 2,50%, rinviando la decisione su un possibile aumento a dicembre. La stretta monetaria iniziata a giugno potrebbe avvicinarsi alla conclusione, ma l’incertezza economica e geopolitica mantiene aperte tutte le opzioni.
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Spread e credito più costoso
L’aumento dei rendimenti sui titoli di Stato a lunga scadenza ha già irrigidito le condizioni finanziarie in Europa. La pressione, partita dai titoli del Tesoro statunitensi, comincia a riflettersi anche sull’accesso al credito per famiglie e imprese.
Per la Bce, questo effetto può contribuire a frenare la domanda e quindi a ridurre le spinte sui prezzi. Il Consiglio direttivo ha così scelto un atteggiamento prudente, mentre la guerra all’Iran rischia di alimentare contemporaneamente l’inflazione e il rallentamento della crescita.
La decisione di Francoforte
La riunione del Consiglio direttivo si è svolta tra ieri e oggi a Francoforte. Christine Lagarde ha riferito che i componenti hanno valutato anche l’ipotesi di un rialzo, prima di optare all’unanimità per la conferma dei tassi.
«Sulla base dell’incertezza attuale, e dell’inflazione di fondo, grosso modo invariata», ha spiegato la presidente, «un approccio misurato» è stato giudicato il più adeguato. I mercati, invece, continuano ad assegnare una probabilità dell’80% a un incremento fino al 2,75% nella riunione di dicembre.
Prezzi ed energia
L’inflazione complessiva ha raggiunto a settembre il 3,8%, il livello più alto dal settembre 2023, e secondo Lagarde è destinata a crescere ancora. Sui prezzi potrebbero pesare il protrarsi delle conseguenze legate allo Stretto di Hormuz, con effetti su carburanti e raffinazione, oltre a nuovi rincari degli alimentari.
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La presidente ha però indicato segnali meno preoccupanti sul fronte dell’inflazione sottostante, che esclude energia e prodotti alimentari. Le richieste salariali restano contenute e le aspettative sui prezzi nel lungo periodo rimangono ancorate vicino all’obiettivo del 2%.
Euro e prossime mosse
Durante la conferenza stampa l’euro è sceso temporaneamente quasi a 1,11 dollari, per poi recuperare fino a 1,1170. A pesare sono state anche le parole considerate più accomodanti utilizzate da Lagarde.
«Non vediamo rischi significativi di effetti di second’ordine», ha detto riferendosi alla dinamica salariale. Inoltre, nel linguaggio della Bce è scomparso il richiamo alla necessità di monitorare attentamente i prezzi energetici, sostituito dall’espressione più prudente «saremo molto attenti».
La porta per un altro rialzo a dicembre resta quindi aperta, ma la scelta dipenderà dai dati economici e dall’evoluzione del conflitto. La conferenza stampa di oggi è stata la terz’ultima prima dell’addio anticipato di Lagarde previsto a febbraio.
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