Spreco alimentare, la svolta italiana vale 6,6 miliardi: cosa succede
Gli italiani buttano meno cibo, ma il fenomeno pesa ancora sui bilanci familiari e colpisce soprattutto chi dispone di minori risorse.
Un progetto che mette in contatto anziani soli e studenti fuorisede, offrendo compagnia e aiuto quotidiano in cambio dell'ospitalità, ha ricevuto il riconoscimento speciale “Staffetta tra generazioni” del Premio Vivere a spreco zero 2026. L'iniziativa “Prendi in casa” è una delle pratiche selezionate per promuovere modelli di sostenibilità e solidarietà.
Tra i premiati figura anche il volume “Uniti per la vita. Storia di simbiosi e cooperazioni”, scritto da Maurizio Casiraghi e Telmo Pievani, scelto nella categoria Saggistica. Il libro propone una riflessione sul ruolo delle relazioni simbiotiche come base dei processi sostenibili.
Le buone pratiche arrivano da tutta Italia
Nella sezione Biodiversità è stata premiata la Stazione consorziale sperimentale di Granicoltura per la Sicilia, impegnata nella ricerca e nella valorizzazione dei cereali coltivati in condizioni climatiche aride. Per le Scuole il riconoscimento è andato alla Circolare Gastronomica Scolastica dell'Istituto Archè di Catania, progetto dedicato alla sensibilizzazione degli studenti.
Nel Terzo Settore ha vinto la rete Magazzini Sociali dell'associazione Io Potentino Ets, attiva nel recupero e nella redistribuzione delle eccedenze alimentari. Fruttagel si è invece aggiudicata il premio Imprese con “Dal campo al banco con Ortilio”, percorso didattico che ha coinvolto oltre 40 classi primarie tra Emilia-Romagna e Molise.
Altri riconoscimenti sono stati assegnati al laboratorio Pod di Torino, per il gelato vegetale realizzato con ingredienti naturali e prodotti stagionali, e all'Orto Solidale della Valle d'Aosta, che recupera frutta e ortaggi in eccesso destinandoli a persone in condizioni di fragilità. A Castellammare di Stabia è stato valorizzato anche “Il sogno di Lola”, cortometraggio scolastico sui temi dello spreco alimentare e della tutela ambientale.
Lo spreco pesa soprattutto sui più fragili
Il dato sociale resta uno degli aspetti più critici emersi dal Rapporto Waste Watcher: le famiglie con minori disponibilità economiche risultano quelle che sprecano di più. In questo modo una quantità maggiore di cibo finisce nella spazzatura proprio tra coloro che devono destinare al consumo alimentare una parte più ampia del proprio reddito.
“Lo spreco diventa così non soltanto un costo economico e ambientale - ha spiegato Andrea Segrè, direttore scientifico dell'Osservatorio - ma un vero moltiplicatore delle disuguaglianze”. Secondo l'analisi, per intervenire con efficacia occorre individuare tutti i passaggi in cui il cibo viene perso, dalle abitazioni ai luoghi della ristorazione.
Il confronto internazionale mostra una distanza marcata tra Italia e Stati Uniti. Oltreoceano vengono gettati mediamente 775,7 grammi di alimenti a persona ogni settimana, quasi 300 grammi in più rispetto al dato italiano; tra gli italo-americani, il 42% dichiara di buttare cibo almeno una volta a settimana, contro il 29% della media nazionale, anche se l'87% riconosce il valore della tradizione culinaria italiana nella lotta agli sprechi.
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Il dato italiano scende sotto quota 500
Nel nostro Paese lo spreco domestico è sceso a 493,7 grammi pro capite alla settimana. Il calo è dell'11,17% rispetto ai 555,8 grammi registrati un anno prima e porta per la prima volta il valore sotto la soglia dei 500 grammi.
La quantità annuale resta comunque significativa: ogni persona getta circa 25,74 chili di cibo, per un valore stimato di 112 euro. Considerando l'intera popolazione, la perdita economica raggiunge 6,6 miliardi di euro all'anno.
Il risultato avvicina l'Italia all'obiettivo indicato dall'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, fissato a 369,73 grammi settimanali per abitante. Il traguardo non è ancora raggiunto, ma la riduzione registrata nell'ultimo anno modifica il quadro rispetto alle rilevazioni precedenti.
Casa, vacanze e ristoranti sotto esame
L'indagine ha analizzato anche le abitudini di chi soggiorna nelle case vacanza. Il 66% degli ospiti afferma di riuscire a consumare tutti gli alimenti acquistati, segnalando comportamenti più attenti nella gestione della spesa durante il soggiorno.
Nei ristoranti si consolida invece l'uso del contenitore per portare a casa ciò che non è stato consumato. La pratica contribuisce a limitare gli avanzi destinati ai rifiuti e amplia la mappa dei comportamenti considerati dal rapporto.
Lo studio è stato realizzato nell'ambito della campagna Spreco Zero e presentato in occasione della Settima giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e sugli sprechi alimentari dell'Onu. I numeri assumono particolare rilievo in un sistema agroalimentare già sottoposto alla pressione della crisi climatica e dell'instabilità geopolitica, fattori che aumentano i costi di produzione e incidono sui prezzi pagati dai consumatori.
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