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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Spread in risalita: il tallone d’Achille della Melonomics

Il differenziale torna al centro della scena mentre la campagna elettorale oscura il deterioramento del quadro finanziario italiano.

Per mesi il calo dello spread è stato presentato come una delle prove più concrete della solidità della politica economica del governo Meloni. Ora il suo ritorno verso l’alto riapre una ferita che sembrava chiusa e mette in discussione l’unico risultato rivendicato con maggiore insistenza dalla cosiddetta Melonomics.


Il ritorno di un vecchio spettro

Il differenziale tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi torna dunque a farsi notare. Non è soltanto un indicatore finanziario: per l’Italia rappresenta da anni il termometro della fiducia dei mercati e il simbolo delle tensioni sul debito pubblico.

La sua ricomparsa richiama alla memoria il 2011, quando la crisi dello spread contribuì a travolgere la stagione politica precedente e portò Mario Monti a Palazzo Chigi. Quella fase fu accompagnata da una stretta fiscale presentata come necessaria per riportare i conti sotto controllo.

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La politica non vede il peggioramento

A rendere più delicato il quadro è il clima del dibattito pubblico. La campagna elettorale, con i suoi toni sempre più aspri, finisce per occupare quasi tutto lo spazio e lascia in secondo piano i segnali provenienti dall’ecosistema finanziario.

Il peggioramento, secondo la ricostruzione proposta, procede rapidamente mentre la discussione politica continua a concentrarsi su altri temi. Così il rialzo dello spread rischia di essere archiviato come un dettaglio tecnico, proprio quando torna a colpire il principale successo economico attribuito al governo.

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