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Economia 3 min di lettura3 ore fa

Affitti e mutui, l’Europa è in affanno: 3 milioni di italiani coinvolti

Il costo dell’abitare condiziona elezioni e governi, mentre nelle città aumentano prezzi, locazioni turistiche e difficoltà per famiglie e giovani.

La casa è diventata una delle questioni capaci di spostare consenso e orientare le elezioni. Dalle proteste degli spagnoli contro la bocciatura di una legge sul diritto all’abitare fino alle promesse dei nuovi amministratori di Berlino e New York, l’accesso a un alloggio sostenibile è ormai al centro dell’agenda politica.

Il problema non riguarda soltanto chi non riesce a pagare il mutuo o l’affitto. Anche ceto medio, studenti, giovani lavoratori e famiglie con un solo reddito faticano a trovare una casa nelle grandi aree urbane, dove devono confrontarsi con investitori, fondi immobiliari e locazioni turistiche.


Il costo della casa svuota i redditi

Nell’Unione europea il 7,7% della popolazione vive una situazione di forte pressione abitativa: oltre il 40% del reddito disponibile viene assorbito dalla rata del mutuo o dal canone. In Italia la quota è pari al 5%, equivalente a circa 3 milioni di persone.

La difficoltà, però, si è allargata ben oltre questa fascia. Dal periodo successivo alla pandemia, rincari e inflazione hanno reso più complicato comprare o affittare un’abitazione. Dal 2013 il prezzo medio al metro quadrato in Europa è aumentato del 60%, con incrementi ancora più marcati nelle città, mentre gli stipendi non hanno seguito lo stesso ritmo.

A rendere il quadro più fragile contribuisce la ridotta presenza dell’edilizia pubblica, che rappresenta meno del 7% del patrimonio abitativo europeo. Tra il 2018 e il 2024 gli alloggi destinati alle locazioni turistiche tramite Airbnb sono invece raddoppiati. Nel frattempo un quinto delle abitazioni resta vuoto, spesso perché si trova in zone interne poco attrattive o appartiene a proprietari che non hanno necessità di metterle a reddito.


L’Italia dei proprietari cerca affitti

Più dell’80% delle famiglie italiane possiede una casa. Questo dato limita le situazioni di emergenza abitativa più grave, che colpiscono soprattutto i residenti stranieri, ma non elimina il problema dell’accessibilità. L’Italia è anche l’unico Paese europeo in cui i valori immobiliari sono ancora inferiori al massimo raggiunto prima della crisi del 2008.

A pesare è soprattutto la stagnazione dei salari, fermi da circa trent’anni. Comprare è diventato così più difficile e sempre più persone si rivolgono al mercato degli affitti, dove l’offerta è ridotta e i canoni continuano a crescere. Secondo Nomisma, «questo sta rendendo alcuni territori e aree metropolitane inavvicinabili per un crescente numero di persone»: tra le città citate figurano Milano, Bologna, Roma, Verona e Napoli.

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Dalle piazze alle urne

In Spagna migliaia di persone hanno manifestato facendo tintinnare le chiavi dopo il rigetto della proposta del governo di Pedro Sánchez sul diritto alla casa. A Berlino Elif Eralp, sindaca esponente dell’estrema sinistra, ha legato la propria elezione all’impegno per socializzare 200 mila appartamenti appartenenti ai grandi gruppi immobiliari.

A New York Zohran Mamdani ha inserito tra le priorità del suo programma la realizzazione di 200 mila abitazioni a prezzi accessibili e il congelamento degli affitti. In questo modo la crisi abitativa è diventata un tema identitario per una sinistra in cerca di consenso, ma anche una pressione trasversale sui governi, chiamati a presentare nuovi piani per l’edilizia.


Più alloggi o regole più rigide

Le risposte adottate o discusse si muovono lungo due direttrici. La prima punta a costruire nuove abitazioni nei luoghi dove la domanda è maggiore, attraverso interventi pubblici oppure accordi con i privati, come previsto dal Piano casa del governo Meloni.

La seconda mira a intervenire sul funzionamento del mercato, con limiti ai canoni, alle locazioni turistiche e al peso dei fondi immobiliari. L’obiettivo è impedire che la casa venga trattata soltanto come investimento, anche se una stretta rischierebbe di penalizzare chi ha accumulato risparmi acquistando una seconda o una terza abitazione.

La Commissione europea ha scelto di combinare entrambe le soluzioni nel piano per l’abitare sostenibile: aumentare l’offerta e introdurre più regole. Restano però risorse limitate e un’impostazione considerata prudente rispetto alla dimensione della crisi.

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