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Economia 1 min di lettura1 ora fa

Energia e debiti: l’Europa rischia di dover intervenire ancora

La crisi energetica era prevedibile, ma la transizione procede lentamente: in Italia la capacità rinnovabile ha superato di poco gli 88 gigawatt.

La crisi energetica non è arrivata senza segnali d’allarme. La guerra in Ucraina risale al 2022, mentre il percorso globale sulle fonti rinnovabili era stato avviato già nel 2016 con l’Agenda 2030, sottoscritta da oltre 190 Paesi.


I segnali ignorati della crisi

Nonostante questi precedenti, gli interventi realizzati sono stati inferiori a quelli che sarebbero stati necessari. La fragilità del quadro energetico e l’impatto sui debiti possono quindi riproporre la necessità di una risposta straordinaria, se la situazione dovesse sfuggire al controllo.

In questo scenario torna il tema di un nuovo intervento decisivo da parte delle istituzioni, dopo quello evocato in passato per affrontare le fasi più critiche. La prospettiva resta legata anche alla capacità dell’Europa di accelerare il cambiamento del proprio sistema energetico.

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Rinnovabili ancora troppo lente

In Italia la potenza installata da fonti rinnovabili è arrivata poco sopra gli 88 gigawatt. Il dato mostra una crescita, ma il testo sottolinea che il ritmo finora è stato più contenuto di quanto sarebbe servito.

L’obiettivo indicato è una svolta più netta dell’Europa verso la transizione energetica, così da attenuare anche le conseguenze geopolitiche. Senza un’accelerazione, il peso della crisi potrebbe continuare a intrecciarsi con inflazione, tassi d’interesse e sostenibilità dei debiti.

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