Spread, il vero focolaio è negli Usa: Panetta spiega perché
Il governatore della Banca d’Italia collega l’aumento dei rendimenti alla situazione americana e promuove le fusioni bancarie valutate positivamente dalla vigilanza
L’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato europei non nasce soltanto dalle dinamiche del continente. Per Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia, il principale centro di pressione è negli Stati Uniti, dove inflazione, politica monetaria attesa e conti pubblici stanno modificando gli equilibri dei mercati internazionali.
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Il rialzo dei tassi arriva dagli Stati Uniti
Intervenuto a margine degli incontri annuali della Banca Mondiale e del Fondo monetario internazionale, Panetta ha spiegato che negli Usa si sommano «un’inflazione alta, l’aspettativa di una stretta monetaria e una finanza pubblica che corre più di quanto ci si aspettava». È questo quadro, secondo il governatore, ad aver contribuito alla crescita dei rendimenti sovrani anche in Europa.
L’esposizione globale al dollaro rende il trasferimento degli effetti particolarmente rapido: tra attività e passività finanziarie mondiali, ha ricordato Panetta, una quota compresa tra il 60% e il 70% è denominata nella valuta americana. L’Europa risente quindi dei tassi statunitensi elevati, pur partendo da condizioni economiche diverse: negli Usa la crescita è più robusta e l’impatto dell’aumento del costo del denaro risulta meno pesante.
Fusioni bancarie, un passo avanti
Nel suo intervento Panetta ha anche accolto positivamente le operazioni tra banche appartenenti a Paesi differenti. Le concentrazioni esaminate e giudicate favorevolmente dalle autorità di controllo, ha osservato, «sono certamente un passo nella direzione giusta» per rafforzare il processo di integrazione bancaria europea.
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Il riferimento è arrivato dopo l’autorizzazione ufficiale della Banca centrale europea all’acquisizione di Commerzbank da parte di UniCredit, approvata il giorno precedente. Per il governatore, queste operazioni rappresentano un ulteriore avanzamento verso il completamento dell’unione bancaria.
L’incertezza pesa sull’Europa
A condizionare i mercati non sono soltanto i dati economici americani. Gli investitori, ha sottolineato Panetta, tengono conto anche del rischio di possibili turbolenze politiche in Europa, fattore che può aumentare la cautela e alimentare la volatilità.
La Francia è il caso più evidente, con l’ampliamento del differenziale tra i suoi titoli e quelli tedeschi. Panetta ha però escluso che il fenomeno indichi necessariamente un deterioramento di un singolo Paese: anche i rendimenti della Germania sono saliti, nonostante l’economia stia tornando a crescere e i conti pubblici restino solidi anche dopo l’espansione della spesa.
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