Manovra, banche e sanità accendono lo scontro: tutte le cifre
Il contributo agli istituti divide la maggioranza, mentre restano da finanziare sanità, agevolazioni fiscali e arretrati dei magistrati.
La partita sulla manovra entra nella fase decisiva con un doppio nodo: quanto chiedere a banche e assicurazioni e quante risorse destinare alla sanità. Il quadro finanziario vale 23,5 miliardi di euro, ma poco più di 10 miliardi non dipendono dalla clausola europea legata a energia e difesa. Per questo molte proposte restano alternative tra loro.
A rassicurare i mercati è stata soprattutto l’ipotesi di un accordo sull’intervento a carico del settore finanziario. In chiusura, Unicredit ha guadagnato l’1,4%, Bper e Mps l’1,2%, Generali l’1,1% e Unipol il 2,8%. Positive anche Intesa e Mediobanca, entrambe allo 0,9%, e Fineco, salita dello 0,8%.
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Banche, il contributo divide il governo
Il presidente dell’Associazione bancaria italiana, Antonio Patuelli, ha contestato l’idea di far gravare sugli istituti una parte rilevante della legge di bilancio. A suo giudizio, il peso finirebbe per ricadere su azionisti e risparmiatori, non soltanto sui vertici delle banche. «La Costituzione non stabilisce che qualcuno debba essere mazzolato», ha affermato, richiamando il principio della certezza del diritto.
Antonio Tajani chiede cautela e un’intesa con il comparto. Il vicepremier esclude, per ora, una vera e propria tassa sugli extraprofitti e avverte che, una volta introdotto un prelievo, è difficile prevederne gli sviluppi. Di segno opposto la posizione della Lega: Claudio Borghi sostiene che il contributo ci sarà, qualunque nome gli venga assegnato. Fratelli d’Italia rivendica invece il primato del governo Meloni nell’aver chiesto un esborso alle banche, mentre Nicola Fratoianni parla di una misura già vista e destinata a essere compensata da rimborsi e anticipazioni.
Le prime simulazioni considerate dagli analisti di Intermonte descrivono comunque un effetto sostenibile. Circa il 30% del contributo previsto per il 2027 arriverebbe da un incremento della tassazione, con due punti in più sulle aliquote Irap o Ires; il restante 70% deriverebbe da interventi temporanei e di cassa. L’impatto medio stimato sull’utile per azione del 2027 sarebbe del 2,7%.
Le scelte fiscali restano aperte
Nella maggioranza non è ancora stata scelta la combinazione definitiva delle misure. La Lega insiste sull’aliquota unica per i redditi fino a 100mila euro, mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia preferiscono ridurre l’Irpef per chi guadagna più di 50mila euro. Sul tavolo ci sono anche la detassazione degli aumenti salariali dei giovani e degli incrementi previsti dai contratti, oltre a sconti per gli studenti sui trasporti pubblici.
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Forza Italia sarebbe pronta a rinunciare alla detassazione delle tredicesime, ma punta a rafforzare il capitolo della salute. Tra le ipotesi figura una tessera destinata agli anziani per sostenere spese non coperte dal Servizio sanitario nazionale, come cure oculistiche, farmaci particolarmente costosi e prestazioni odontoiatriche. Il tema è seguito dal Ministero dell’Economia, ma la decisione finale spetterà alla maggioranza, ai suoi vertici e alla Presidente del Consiglio.
Sanità e magistrati, altre cifre in bilico
Le Regioni chiedono un finanziamento molto più alto per la sanità. La commissione Salute e finanza della Conferenza delle Regioni ha indicato la necessità di 6,8 miliardi, mentre le risorse finora previste sarebbero 2,4 miliardi. Il Partito democratico le considera insufficienti; Roberto Fico, presidente della Regione Campania, sostiene che servano fondi aggiuntivi per compensare l’aumento dei costi e precisa che non si tratta di richieste dettate da capricci.
Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Lombardia, guarda con preoccupazione alle anticipazioni circolate e auspica che si tratti soltanto di indiscrezioni prive di seguito. Anche questo capitolo dovrà essere definito nel confronto politico della prossima settimana, quando la maggioranza dovrebbe chiudere il pacchetto delle misure.
Tra i dettagli emersi dai documenti figura infine l’adeguamento delle retribuzioni dei magistrati per gli anni dal 2018 al 2023, conseguente a diverse sentenze del Consiglio di Stato. Secondo una ricostruzione, ogni magistrato potrebbe ricevere fino a 100mila euro, con arretrati superiori a 70mila euro e un incremento annuo di 20mila euro; il costo complessivo arriverebbe a 970 milioni. Fonti dell’Associazione nazionale magistrati contestano però questa stima e indicano una cifra pari a circa un quarto.
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