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Economia 3 min di lettura37 min fa

Scorte strategiche e prezzi: il G7 prova a disinnescare la crisi del diesel

L’intesa prevede nuove forniture di greggio e gasolio per attenuare l’impennata dei costi, mentre l’Europa resta esposta alle tensioni internazionali

L’Europa resta una delle aree più vulnerabili alla crisi del diesel: importa gran parte del carburante che consuma e ha storicamente fatto affidamento su Russia e Medio Oriente, oggi segnati da conflitti. La dipendenza dall’estero rende il mercato europeo particolarmente sensibile a ogni interruzione delle forniture.


L’Europa guarda alle riserve disponibili

Le scorte strategiche globali non sono però esaurite. L’Agenzia internazionale dell’Energia calcola che finora sia stato utilizzato circa il 20% delle riserve complessive, mentre l’80% resta ancora a disposizione. Nel complesso, sul mercato sono arrivati circa 400 milioni di barili: due terzi hanno già raggiunto gli acquirenti, mentre la parte restante deve ancora essere distribuita.

Per i Paesi dell’Unione europea, le operazioni saranno organizzate dalla Commissione europea sotto la supervisione dell’Agenzia internazionale dell’Energia. L’obiettivo è aumentare rapidamente la disponibilità di carburante e attenuare la pressione sui prezzi, in una fase in cui il diesel è diventato il principale punto di fragilità per gli approvvigionamenti europei.


Prezzi in salita e inverno a rischio

A Bruxelles la task force sull’energia e gli ambasciatori dei Paesi membri hanno lavorato a una posizione comune, assicurando che al momento la continuità delle forniture non è compromessa. L’Unione europea ha tuttavia avvertito che un eventuale blocco delle esportazioni sarebbe dannoso per tutti e indebolirebbe la fiducia negli Stati Uniti come partner energetico.

Il costo del diesel è più che raddoppiato rispetto a febbraio, mentre il gas ha registrato un incremento del 140%, secondo i dati dell’Unione europea. L’energia sarà quindi uno dei temi centrali del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. Ursula von der Leyen ha ribadito che i cittadini devono poter contare su prezzi sostenibili, mentre il mercato ha reagito già alle indiscrezioni: a Londra, il greggio statunitense Wti è sceso del 5% a metà giornata.


L’intesa per evitare il blocco

La soluzione è maturata dopo ore di trattative tra Canada, Francia, Germania, Italia, Regno Unito, Giappone e Stati Uniti. La presidenza francese ha riunito d’urgenza i leader del G7 per scongiurare l’ipotesi di fermare le esportazioni di gasolio verso l’Europa, minaccia avanzata da Donald Trump.

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L’accordo prevede l’immissione coordinata di almeno 100 milioni di barili di greggio nell’arco di quattro mesi. È inoltre previsto un intervento più immediato sul diesel: una quota significativa delle riserve dovrebbe arrivare sul mercato entro i prossimi 20 giorni.


Trump rivendica il risultato

La Casa Bianca aveva esercitato forti pressioni soprattutto su Francia e Germania, chiedendo alle capitali europee di utilizzare le riserve strategiche per contrastare l’aumento dei carburanti, alimentato dalla guerra in Medio Oriente. Il tema ha assunto un peso politico crescente negli Stati Uniti in vista delle elezioni di medio termine.

Dall’inizio della crisi nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti sono diventati tra i principali fornitori di gasolio dell’Europa. La loro quota sulle importazioni europee è passata dal 21% del 2025 al 45% tra aprile e maggio, per poi superare il 50% ad agosto. Trump ha quindi accolto l’intesa dichiarando: «L’Europa ha acconsentito al rilascio di un’ingente quantità delle sue scorte di gasolio».

Emmanuel Macron, che guida il G7 nella presidenza di turno, ha presentato l’accordo come «un segnale chiaro di unità». Anche Giorgia Meloni ha sostenuto il ricorso coordinato alle riserve e ha rilanciato la proposta di un confronto stabile tra il G7 e i Paesi del Golfo. Nel frattempo, l’Unione europea ha preso atto della decisione statunitense di non imporre il divieto di esportazione agli alleati.

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