Scostamento, il governo chiede 28 miliardi: cosa cambia per difesa ed energia
Il Consiglio dei ministri approva il documento finanziario e una richiesta di flessibilità dello 0,6% del Pil annuo per il 2027 e il 2028
La Difesa otterrà meno risorse aggiuntive rispetto alle ipotesi circolate nelle scorse settimane, mentre resterà confermato il sostegno contro il caro energia. È questo uno degli elementi centrali dell’intesa raggiunta dal governo, che ha autorizzato una richiesta di flessibilità pari complessivamente a circa 14 miliardi di euro per il 2027 e altrettanti per il 2028.
La misura corrisponde allo 0,3% del Pil destinato all’energia e a un ulteriore 0,3% per sicurezza e difesa in ciascuno dei due anni. Per l’anno in corso, invece, il vicepremier Antonio Tajani aveva indicato uno scostamento vicino ai 7 miliardi di euro.
Difesa, ridimensionata la richiesta
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha spiegato che il quadro resta difficile e rende più incerte le previsioni. Durante la conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri ha confermato l’entità della richiesta per il 2027 e il 2028, precisando che il capitolo della difesa è stato ridotto rispetto alle intenzioni iniziali.
Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha accolto la decisione, collegandola alla situazione economica, all’inflazione e alle tensioni sui titoli di Stato. «Comprendo perfettamente le ragioni che hanno portato alla scelta», ha detto, sottolineando però che lo 0,3% già previsto per il 2027 dovrà restare disponibile per le priorità delle Forze armate. Nel 2028 l’incremento aggiuntivo sarà dello 0,3%, invece dello 0,6% ipotizzato in precedenza: una riduzione quantificata in circa 8 miliardi di euro.
Deficit, il nodo dei conti europei
Le nuove stime indicano un disavanzo inferiore al 3% nel 2026, mentre il rapporto dovrebbe salire al 3,4% nel 2027 e al 3,3% nel 2028, prima di scendere al 2,4% nel 2029. Giorgetti ha osservato che, sottraendo dai dati la componente dello 0,6% legata a energia e difesa, il risultato per il 2027 e il 2028 potrebbe rientrare sotto la soglia europea.
Da qui nasce la speranza di un’uscita dalla procedura per deficit eccessivo, anche se il ministro ha avvertito che non vi sono certezze. I decimali, ha rilevato, possono incidere sulla valutazione finale delle istituzioni europee e sull’eventuale spazio di manovra concesso all’Italia.
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Inflazione e crescita, le nuove stime
Il governo intende inoltre richiamare l’attenzione dell’Europa sull’effetto dell’inflazione. Giorgetti ha chiarito che Roma non sta domandando altra flessibilità, ma chiede di tenere conto del fatto che gli obiettivi di spesa fissati tre anni fa erano stati calcolati su un andamento dei prezzi molto diverso da quello effettivamente registrato.
Il profilo tendenziale del debito viene indicato al 138,1% del Pil nel 2026, al 138,6% nel 2027, al 137,7% nel 2028 e al 136,3% nel 2029. Per la crescita, la previsione riferita al 2026 è stata portata all’1%, contro lo 0,6% stimato inizialmente; il quadro programmatico indica poi un aumento dello 0,8% nel 2027, dello 0,9% nel 2028 e dello 0,8% nel 2029.
Tajani guarda a Bruxelles e Francoforte
Tajani aveva anticipato che, dopo il via libera interno, l’Italia avrebbe dovuto sottoporre alla Commissione europea una serie di proposte. Solo dopo l’approvazione da parte di Bruxelles, secondo il vicepremier, le risorse sarebbero diventate effettivamente utilizzabili.
Sul fronte monetario, il ministro degli Esteri ha auspicato che la Banca centrale europea non aumenti i tassi. A suo giudizio, l’inflazione attuale dipende da fattori esterni e un ulteriore aumento del costo del denaro rischierebbe di aggravare la situazione. Tajani ha inoltre citato il miglioramento delle prospettive indicato da Fitch per l’Italia.
Quanto alla possibile uscita di Christine Lagarde dalla guida della Bce, Giorgetti ha chiesto che venga fatta chiarezza rapidamente, considerando il contesto generale. Il ministro ha anche ricordato che, al momento, non esiste un candidato italiano: Carlo Comporti assumerà nelle prossime settimane la presidenza dell’Esma, risultato definito da Giorgetti un importante successo economico e diplomatico per l’Italia.
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