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Economia 2 min di lettura2 giorni fa

Scontrini e Pos, il Fisco vede 11,8 miliardi: quanto può recuperare

Il collegamento tra pagamenti elettronici e registratori fa emergere nuovi imponibili, ma l’incasso fiscale effettivo si misurerà più avanti.

La soglia di tolleranza fissata al 5% riduce il rischio di sanzioni per gli esercenti quando il numero dei corrispettivi dichiarati non coincide perfettamente con quello delle transazioni elettroniche. La regola è stata inserita nel decreto Omnibus di agosto, Dlgs 148/2026, e riguarda anche i casi in cui potrebbe essere disposta la sospensione dell’attività.


Il controllo fiscale diventa più preciso

Il confronto tra ricevute e pagamenti con carta o bancomat consente all’Amministrazione finanziaria di lavorare su informazioni più omogenee. In questo modo diventa più semplice selezionare le posizioni da verificare e intercettare anomalie che in passato potevano dipendere da dati non sovrapponibili.

Un primo bilancio sugli effetti sulle imposte dirette, comprese Irpef e Ires, sarà possibile soltanto con le dichiarazioni fiscali presentate nel 2027. Per l’Iva, invece, gli importi registrati forniscono già una base per una stima, anche se non permettono ancora di quantificare con certezza quanto entrerà nelle casse pubbliche.


Undici miliardi già emersi

Nei primi otto mesi del 2026 sono stati contabilizzati circa 220 milioni di scontrini in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’imponibile individuato attraverso il sistema ha raggiunto 11,8 miliardi, con un’accelerazione arrivata soprattutto durante l’estate: tra luglio e agosto si sono aggiunti quasi 60 milioni di documenti commerciali e 2,7 miliardi di imponibile.

Il risultato è superiore a quello comunicato dopo i primi sei mesi del 2026. A fine giugno, infatti, l’incremento rispetto all’anno precedente era pari a 160 milioni di scontrini e a 9,1 miliardi di base imponibile emersa.

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La stima sull’Iva resta teorica

Gli 11,8 miliardi non corrispondono automaticamente a imposte recuperate per lo stesso valore. Applicando in via puramente indicativa un’aliquota media del 18%, l’Iva potenziale arriverebbe a circa 2,1 miliardi.

Il versamento effettivo può però risultare diverso, perché occorre considerare l’Iva detraibile sugli acquisti. Inoltre, alcuni operatori non applicano l’imposta: tra questi rientrano gli esercenti che operano con il regime forfettario.


Obbligo operativo da marzo

Il sistema di collegamento tra registratori telematici e dispositivi Pos è stato introdotto all’inizio del 2026 e ha raggiunto la piena operatività a marzo. L’obiettivo è rendere confrontabili gli incassi elettronici e i corrispettivi trasmessi, così da rafforzare l’attività di analisi dell’Agenzia delle Entrate.

I dati oggi disponibili mostrano dunque un aumento degli importi intercettati, ma la verifica degli effetti complessivi richiederà altri passaggi. Saranno le dichiarazioni e i successivi controlli a chiarire quale parte dell’imponibile emerso si tradurrà davvero in maggiori entrate.

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