Sardegna, il conto del divario manifatturiero supera i 4 miliardi
L’economia dell’Isola cresce più della media italiana, ma il ritardo produttivo resta profondo: il valore aggiunto industriale per abitante è appena il 26% di quello nazionale.
Il vero nodo per la Sardegna non è la crescita registrata in un singolo anno, ma la distanza accumulata rispetto al resto del Paese. Se l’industria regionale avesse lo stesso peso che ha nella media italiana, il suo valore aggiunto potrebbe arrivare a circa 6,5 miliardi di euro: oltre 4,1 miliardi in più rispetto agli attuali 2,33 miliardi.
La crescita non cancella il ritardo
Nel 2024 il prodotto interno lordo dell’Isola è salito dell’1,3% in termini reali, quasi il doppio dello 0,7% nazionale. Anche le previsioni per il 2025 collocano la Sardegna tra le regioni con l’incremento più elevato, sebbene si tratti comunque di variazioni contenute.
Il risultato congiunturale non basta però a modificare il quadro strutturale. Il Pil per abitante sardo si ferma a 27.731 euro, mentre il dato italiano raggiunge 37.309 euro: una differenza vicina ai 10.000 euro. Per Andrea Porcu, direttore del Centro Studi di Confindustria Sardegna, «la crescita di un singolo anno non è sufficiente a colmare un ritardo costruito nell’arco di decenni».
Industria troppo debole nell’Isola
È soprattutto sul terreno manifatturiero che il distacco diventa evidente. Nel 2023 il comparto ha prodotto in Sardegna 2,33 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 6,2% dell’economia regionale, contro il 17,2% rilevato sull’intero territorio nazionale. In termini individuali, si tratta di 1.478 euro per residente, a fronte dei 5.622 euro della media italiana.
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Il confronto con altre regioni del Mezzogiorno rende il quadro ancora più netto. La manifattura per abitante dell’Abruzzo supera di oltre tre volte quella sarda, mentre in Basilicata è più che doppia. Anche Puglia e Campania, pur partendo da un Pil pro capite più basso, generano rispettivamente il 48% e il 64% di valore aggiunto manifatturiero in più per residente.
Il peso della condizione insulare
Secondo il rapporto del Centro Studi di Confindustria Sardegna, intitolato «La manifattura da potenziare: il divario produttivo della Sardegna», la ripresa passa dal rafforzamento della base industriale e da misure capaci di attenuare gli svantaggi legati all’insularità.
L’ipotesi elaborata nello studio è concreta: portando l’incidenza manifatturiera al livello medio italiano, il valore aggiunto del settore arriverebbe a circa 6,5 miliardi. Una quota di questa dimensione equivarrebbe a quasi il 10% del Pil regionale e ridurrebbe una parte significativa del divario produttivo accumulato dall’Isola.
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