Prezzi diversi da ristorante a ristorante? McDonald’s finisce in tribunale
L’accusa riguarda un possibile uso dell’intelligenza artificiale per calibrare i listini in base alle abitudini dei clienti locali, ma l’azienda respinge la ricostruzione.
Una class action porta McDonald’s al centro di una disputa sui prezzi applicati nei suoi ristoranti. L’accusa è che il gruppo possa ricorrere all’intelligenza artificiale per modificare le tariffe in base al comportamento medio della clientela nelle diverse aree.
Il tema non riguarda quindi soltanto l’eventuale aumento dei listini, ma anche il criterio con cui questi verrebbero stabiliti. Secondo la contestazione, clienti di ristoranti differenti potrebbero trovarsi davanti a prezzi non uguali per gli stessi prodotti.
L’accusa sui listini personalizzati
La ricostruzione sostiene che i dati relativi alle abitudini dei consumatori di una determinata zona possano incidere sulle decisioni commerciali dei singoli punti vendita. In questo scenario, l’IA diventerebbe lo strumento utilizzato per adeguare i prezzi alle caratteristiche della domanda locale.
L’ipotesi è ora all’esame di un’azione collettiva, avviata contro la catena. Al momento, tuttavia, le informazioni disponibili non chiariscono quali prodotti sarebbero coinvolti né indicano in che misura le tariffe potrebbero variare da un ristorante all’altro.
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La replica dell’azienda
McDonald’s contesta la ricostruzione e nega che descriva correttamente il proprio funzionamento. In una risposta riportata nel caso, l’azienda ha definito le informazioni diffuse “inesatte”.
La posizione del gruppo lascia dunque aperto il confronto sull’uso dell’intelligenza artificiale nella gestione dei prezzi. Sarà il procedimento collettivo a stabilire se esistano elementi sufficienti per sostenere l’accusa di una differenziazione dei listini fondata sui comportamenti medi dei clienti.
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