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Economia 2 min di lettura54 min fa

Prezzi in salita, il Misery index tocca il massimo da febbraio 2024

A settembre l'indicatore di Confcommercio è cresciuto di 0,4 punti, mentre la disoccupazione estesa è rimasta sostanzialmente stabile al 6,6%.

Le prospettive per le famiglie si fanno più delicate: Confcommercio teme che l'inflazione persistente sui prodotti acquistati più spesso possa allargare l'area del disagio sociale. L'associazione segnala anche il rischio di una frenata della domanda nei prossimi mesi, legata alla possibile contrazione del reddito disponibile.

Secondo Confcommercio, "in termini prospettici si confermano i timori di un ulteriore ampliamento dell'area del disagio sociale". A preoccupare è anche l'eventualità che gli aumenti si trasmettano ad altre filiere, rafforzando le pressioni sui bilanci familiari.


Il caro spesa spinge l'indicatore

Il principale elemento di deterioramento è arrivato dai beni e dai servizi comprati con maggiore frequenza. A settembre, per questa categoria, la crescita dei prezzi ha raggiunto il 5,3%, contro il 4,3% registrato ad agosto.

Alla base dell'accelerazione ci sono soprattutto le componenti energetiche e gli alimentari freschi. L'andamento di queste voci ha inciso sull'aumento complessivo del Misery index, rendendo più pesante il quadro per i consumatori.


Nuovo massimo per il Misery index

Nel mese di settembre 2026 l'indicatore elaborato da Confcommercio ha raggiunto quota 12,2. La variazione rispetto al mese precedente è stata di 0,4 punti, portando il valore al livello più elevato da febbraio 2024.

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Il dato fotografa l'effetto combinato delle tensioni sui prezzi e della situazione occupazionale. Pur restando in una fase di mercato del lavoro stabile, l'indice ha quindi registrato un peggioramento rispetto ad agosto.


Occupazione stabile, ma domanda a rischio

La disoccupazione estesa si è attestata al 6,6%, con una lieve riduzione su base mensile. Questo elemento contribuisce a delineare un quadro occupazionale senza variazioni brusche, ma non ha impedito all'indicatore di salire.

Per Confcommercio, il permanere di rincari elevati sui consumi più frequenti potrebbe ridurre la capacità di spesa delle famiglie. Se la dinamica si propagasse anche ad altri comparti, aumenterebbe il pericolo di un rallentamento della domanda nel corso dei prossimi mesi.

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