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Economia 2 min di lettura5 giorni fa

Salute e IA, italiani divisi: il medico resta decisivo

Un’indagine Nomisma per UniSalute mostra che l’intelligenza artificiale convince per velocità, ma nella cura continua a prevalere la fiducia nel professionista.

Per gli italiani, quando si parla di salute, la tecnologia può aiutare ma non prendere il posto del medico. L’ultimo sondaggio di Nomisma per UniSalute fotografa infatti una preferenza netta per la medicina tradizionale, mentre l’IA viene vista soprattutto come uno strumento di supporto.


Il medico resta il riferimento

Dal campione di 1.300 adulti intervistati a giugno emerge che il 63% considera l’intelligenza artificiale utile solo in affiancamento al professionista sanitario. Un altro 16% la giudica incompatibile con il lavoro medico, mentre soltanto il 21% immagina che possa sostituirlo, almeno in parte.

Questo orientamento convive però con un comportamento già diffuso: sei italiani su dieci dichiarano di usare motori di ricerca e sistemi di IA per cercare informazioni su malattie e farmaci. Nel 49% dei casi la consultazione avviene con cadenza settimanale, ma il ricorso al web non sembra intaccare il ruolo centrale del medico.

A spingere verso la figura sanitaria sono soprattutto l’affidabilità, indicata dal 75% degli intervistati, e l’empatia, citata dal 73%. Seguono l’accuratezza, al 68%, e la capacità di inquadrare il problema clinico e costruire un percorso di cura su misura, aspetto apprezzato dal 63%.

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IA veloce, ma meno affidabile

Se il professionista viene scelto per la solidità del giudizio, all’intelligenza artificiale vengono riconosciuti altri punti di forza. Il 64% ne sottolinea la rapidità, il 57% l’accessibilità, ma quasi la metà del campione, il 46%, ne segnala anche una maggiore esposizione all’errore.

Nonostante questa prudenza, chi l’ha già usata per dubbi sul proprio stato di salute o per chiarimenti su esami, analisi e referti mostra un giudizio complessivamente positivo. L’86% di questi utenti si dice soddisfatto del supporto ricevuto, e il 38% parla addirittura di un livello di soddisfazione molto alto o completo.

Nel complesso, il quadro tratteggiato dall’indagine è chiaro: l’IA viene accolta come un aiuto utile e rapido, ma la fiducia finale resta saldamente nelle mani del medico di base o dello specialista.

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