Salari e rappresentanza, l’intesa vacilla: sindacati contro la bozza
La nuova versione del patto tra imprese e organizzazioni dei lavoratori elimina gli automatismi legati all’inflazione e propone solo un’indennità per i contratti scaduti.
Il confronto tra sindacati e imprese sulla rappresentanza ha rischiato di trasformarsi in una rottura proprio sul tema più delicato: la protezione degli stipendi. Il dissenso è emerso giovedì notte, durante l’incontro nella sede romana di Confindustria, anche se tutte le parti insistono sul fatto che il negoziato non sia saltato.
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Il nodo resta il recupero salariale
A far salire la tensione è stata l’ultima bozza dell’accordo, nella quale non compaiono più i meccanismi automatici pensati per contrastare gli effetti dell’inflazione sui salari. Al loro posto, le imprese avrebbero previsto soltanto un’indennità da riconoscere alla scadenza del contratto collettivo.
Per Cgil, Cisl e Uil la proposta non può essere accettata. Le tre confederazioni l’hanno definita, con una formula condivisa, “Testo irricevibile”, segnalando così la distanza tra la loro richiesta di tutela delle retribuzioni e l’impostazione contenuta nella bozza.
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La trattativa resta aperta
Il rischio di una frattura è stato concreto, ma nessuna delle parti ha annunciato l’interruzione del percorso. La precisazione ripetuta da sindacati e imprese è che non si è arrivati alla rottura, nonostante il confronto notturno abbia portato il negoziato vicino a quel punto.
L’accordo sulla rappresentanza dovrebbe stabilire anche quali soggetti siano legittimati a parlare per il mondo imprenditoriale e per quello dei lavoratori. La questione salariale, però, ne costituisce il punto centrale: proprio su questo elemento la nuova formulazione ha provocato lo scontro e ha reso più difficile trovare una soluzione condivisa.
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