Riforma dell'artigianato, Orsini chiede tutela per lavoro e imprese
Il presidente di Confindustria denuncia possibili vantaggi economici e contributivi per imprese considerate artigiane pur svolgendo attività industriali
Il presidente di Confindustria Emanuele Orsini ha criticato l'uso della qualifica artigiana per ottenere condizioni economiche e contributive più favorevoli. Secondo il leader degli industriali, la revisione della legge quadro può avere effetti sui lavoratori, sulla previdenza e sulla concorrenza tra aziende.
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I rischi per lavoratori e imprese
Orsini ha avvertito che alcune aziende impegnate in attività di fatto industriali potrebbero applicare contratti e retribuzioni meno vantaggiosi rispetto a quelli previsti per il comparto. La conseguenza, ha spiegato, sarebbe una possibile penalizzazione per i dipendenti impiegati nelle stesse lavorazioni.
Anche il sistema previdenziale, secondo il presidente di Confindustria, potrebbe risentirne. A parità di produzione, imprese ricondotte alla categoria artigiana potrebbero versare contributi diversi, mentre quelle che investono e aumentano le proprie dimensioni rischierebbero di essere spinte a non crescere per conservare i benefici disponibili.
Il confronto sulla legge quadro
La posizione è stata espressa nel dibattito sulla modifica della normativa sull'artigianato. Orsini ha sostenuto che il confronto debba tenere insieme protezione dei lavoratori, correttezza competitiva e sviluppo del sistema produttivo.
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«Il problema non è l'artigianato. Il problema è chi pretende di utilizzare una definizione giuridica per ottenere vantaggi economici e contributivi che nulla hanno a che vedere con la vera natura dell'impresa artigiana», ha affermato Orsini, parlando a nome delle oltre 140mila imprese associate e dei quasi 5,5 milioni di lavoratori rappresentati da Confindustria.
Il presidente ha inoltre chiesto alle organizzazioni del settore di chiarire se la loro priorità sia la difesa degli artigiani oppure la salvaguardia della propria struttura di rappresentanza e dei relativi bilanci. A suo giudizio, «le conseguenze rischiano di essere molto gravi» se la definizione giuridica venisse utilizzata per creare un perimetro privilegiato e una competizione alterata.
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