Rifiuti industriali, la svolta vale 5,5 miliardi: ma manca spazio
Il comparto italiano crescerà di circa 500 milioni entro il 2030, mentre nuovi flussi e impianti insufficienti rendono urgente investire in recupero e trattamento
La trasformazione del comparto dipenderà dalla capacità di unire dimensioni, competenze specialistiche e innovazione. «La pressione normativa europea, la scarsità di impianti e la crescente necessità di recuperare materiali critici stanno spingendo il mercato verso modelli più integrati e orientati all’economia circolare», ha spiegato Alessandro Cadei, senior partner e responsabile Emea Energy & Utilities di Bain & Company.
La tecnologia diventa decisiva
Tra le soluzioni allo studio figurano l’idrometallurgia, utile per estrarre metalli critici, la depolimerizzazione delle plastiche e il riciclo chimico. Un ruolo crescente sarà affidato anche agli strumenti digitali destinati a seguire i rifiuti lungo tutta la filiera.
Secondo Cadei, gli operatori in grado di combinare scala, specializzazione e innovazione potranno intercettare una quota rilevante del valore generato dal settore. La spinta arriverà anche dalla necessità di gestire materiali sempre più complessi e di rispettare gli obiettivi europei sull’economia circolare.
Un mercato da 5,5 miliardi
In Italia il giro d’affari legato ai rifiuti commerciali e industriali si aggira oggi attorno ai 5 miliardi di euro. Le stime indicano un possibile approdo a 5,5 miliardi entro il 2030, dopo che il comparto ha recuperato in due anni l’impatto della crisi sanitaria.
Ogni anno il Paese genera circa 195 milioni di tonnellate di rifiuti, una quantità destinata ad aumentare gradualmente. A incidere non sarà soltanto la crescita economica: l’invecchiamento demografico farà salire i rifiuti sanitari, mentre la transizione energetica e l’elettrificazione introdurranno nuove categorie da trattare.
Impianti sotto pressione
Tra il 2028 e il 2030 dovrebbe arrivare la prima ondata consistente di pannelli fotovoltaici installati durante il Conto Energia e ormai giunti a fine vita. Più avanti, tra il 2030 e il 2035, si aggiungeranno i primi quantitativi rilevanti di batterie provenienti dai veicoli elettrici.
La capacità disponibile, però, non procede allo stesso ritmo. Le discariche si stanno avvicinando all’esaurimento e l’apertura di nuove strutture è rallentata da procedure autorizzative lunghe; per i rifiuti pericolosi il quadro è ancora più delicato, con appena 11 discariche attive e una capacità complessiva inferiore a un milione di tonnellate l’anno, destinata a esaurirsi entro i prossimi cinque anni.
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Crescita diversa per segmento
I rifiuti non pericolosi rappresentano la parte maggiore del mercato: valgono circa 4 miliardi di euro, pari all’80% del totale, e avanzano con relativa regolarità. Il segmento dei rifiuti pericolosi, pur fermandosi a circa un miliardo, cresce invece più rapidamente, con una previsione di circa il 4% all’anno fino al 2030.
La carenza di offerta non è un fenomeno soltanto italiano. In Europa si producono più di 2 miliardi di tonnellate di rifiuti ogni anno e, per centrare entro il 2035 gli obiettivi di riciclo e riduzione del ricorso alle discariche, sarebbero necessari investimenti superiori a 110 miliardi di euro.
Un settore ancora frammentato
Nel mercato italiano operano oltre 7 mila imprese, mentre i sei gruppi principali raccolgono insieme soltanto circa il 10% del valore complessivo. Questa frammentazione ha favorito negli ultimi anni fusioni, acquisizioni e l’ingresso di fondi di capitale privato.
La dimensione e il livello di integrazione incidono anche sui risultati economici. Gli operatori presenti in ogni fase, dalla raccolta al trattamento conclusivo, raggiungono un margine Ebitda medio vicino al 21%; chi è integrato soltanto nelle attività iniziali si ferma al 13%, mentre gli specialisti registrano l’11%.
«Il mercato dei rifiuti industriali in Italia ha caratteristiche uniche: da un lato la domanda è strutturalmente stabile e correlata al ciclo economico; dall'altro l'offerta è cronicamente insufficiente, specialmente nel trattamento dei rifiuti pericolosi», ha osservato Cadei.
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