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Economia 2 min di lettura2 ott

Reversibilità e stipendio: il conto delle tasse non è così semplice

La situazione descritta parte da due calcoli distinti: da una parte l’importo della pensione ai superstiti, dall’altra la tassazione complessiva del reddito.

La situazione descritta parte da due calcoli distinti: da una parte l’importo della pensione ai superstiti, dall’altra la tassazione complessiva del reddito. La lettrice, dopo la morte del marito, stima una reversibilità pari al 60% della pensione originaria e ipotizza un’ulteriore decurtazione del 40% legata al proprio stipendio.

Il dubbio riguarda soprattutto l’Irpef: l’imposta trattenuta dall’Inps sarebbe calcolata inizialmente sulla pensione, mentre nel modello 730 dovrebbero essere considerati insieme anche i redditi da lavoro dipendente. Da qui nasce il timore di dover versare circa 1.000 euro a conguaglio.


La riduzione cambia l’importo spettante

La pensione annua lorda del marito indicata nella richiesta è di 30.698 euro. Applicando il 60%, la quota teorica spettante alla superstite viene stimata in circa 18.413 euro lordi annui, prima dell’eventuale riduzione collegata ai redditi personali.

Con un reddito da lavoro dipendente pari a 32.164 euro, la lettrice ritiene di rientrare nella fascia che comporta una riduzione del 40%. Applicando questa percentuale alla quota teorica, l’importo scenderebbe a circa 11.047 euro lordi annui, vale a dire poco meno di 850 euro lordi per ciascuna delle 13 mensilità.


L’Irpef non si calcola tutta al 33%

Il punto fiscale richiede però di separare la riduzione della prestazione dal prelievo tributario. La decurtazione del 40% incide sull’importo della reversibilità e non rappresenta un’aliquota fiscale: non è quindi una tassa aggiuntiva da sommare all’Irpef.

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Anche l’idea di applicare il 23% alla pensione e poi il 33% all’intero reddito non descrive il funzionamento dell’imposta. La pensione ai superstiti e lo stipendio concorrono generalmente alla formazione del reddito complessivo, ma l’Irpef è progressiva: le aliquote si applicano per scaglioni e non sull’intera somma con un’unica percentuale.


Il conguaglio dipende dalle due certificazioni

La presenza di due Certificazioni uniche può produrre un saldo da pagare nel modello 730, perché ciascun sostituto d’imposta calcola le ritenute sul reddito che conosce direttamente. L’Inps considera la pensione, mentre il datore di lavoro effettua i conteggi sullo stipendio; il ricalcolo complessivo avviene in dichiarazione.

Non è però possibile stabilire dai soli importi indicati se il conguaglio sarà davvero di circa 1.000 euro. Per arrivare alla cifra servono almeno l’anno fiscale di riferimento, le ritenute già effettuate, le detrazioni spettanti, le addizionali regionale e comunale e gli eventuali altri oneri deducibili o detraibili. Il calcolo della reversibilità e quello delle imposte, quindi, vanno verificati separatamente.

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